San Benedetto del Tronto: Massimo Cacciari affolla la Palazzina
Scritto da Simona del Gran Mastro il 12 luglio 2010
Il suo “to be or not to be” continua a stregare
Tanta la gente accorsa nella serata di giovedì 8 luglio alla Palazzina Azzurra per ascoltare il filosofo Cacciari che spiegava Shakespeare
“To be, or not to be, that is the question:/Whether ’tis nobler in the mind to suffer/The slings and arrows of outrageous fortune,/Or to take arms against a sea of troubles/And by opposing end them. To die – to sleep,/No more;” (Essere o non essere, quello è l’interrogativo: se sia più nobile d’animo soffrire i dardi e le frecce della fortuna capricciosa, o armarsi contro un mare di ostacoli e contrastandoli, venirne sopraffatti. Morire – dormire, nulla più”.
Si tratta forse del monologo più discusso, analizzato, criticato e interpretato della letteratura mondiale. Anche nella serata di giovedì 8 luglio è stato oggetto di studio e discussione da parte del filosofo Massimo Cacciari, intervenuto alla Palazzina Azzurra di San Benedetto del Tronto in occasione degli “Incontri con l’autore”, per presentare il suo ultimo libro “Hamletica”.
Tante sono le teorie di interpretazione sull’interrogativo del principe danese; Massimo Cacciari ha proposta la sua a un folto pubblico di persone accorse ad ascoltarlo.
Si parte dalla traduzione del “to be”: il dilemma amletico, non è “esistere o non esistere”, “morire o non morire”, ma “to do or not to do”, “fare o non fare”. Raggiunto dal fantasma del padre che ordinava vendetta per la sua morte, Amleto perde il suo ruolo di figlio e assume quello di “King” (sovrano e rappresentante della stirpe), un ruolo che però non fa suo, un vestito che non riesce a calzare e per questo il suo agire subisce “delay”, ritardo; Amleto viene accusato di essere “idle”, ozioso; il suo pensiero ritarda l’azione che da “to do” si trasforma in “to act”, in recitazione. Interpretando un ruolo di cui non è convinto e un canovaccio a cui non crede, Amleto non può far altro che recitare il testo della vendetta, datogli, senza possibilità di confronto, dall’anima dannata del padre. Il dramma di Amleto è il peso del passato che continuamente ritorna con i suoi limiti e violenze e che lui non riesce a sostenere. Era un peso che il principe danese non voleva, gli è stato caricato sulle spalle dal fantasma del padre e per questo non riesce a gestirlo, gli crea confusione, indecisione, insicurezza che porteranno la tragedia all’epilogo finale.
Unica luce a rischiarare i colori infernali che appesantiscono il dramma shakespeariano è il personaggio di Ofelia, pura e innocente, vittima sacrificale di un mondo violento e vendicativo al quale non appartiene.
La tragedia di Shakespeare, conclude Cacciari, è un dramma politico sempre attuale. Rispecchiava la condizione di crisi dell’Inghilterra di fine ’500, come potrebbe descrivere la condizione politico-sociale odierna: nella vecchia Europa, il passato è costantemente presente, ciò che si cela dietro la maschera di “saggezza dell’età” diventa spesso un impedimento a recidere il cordone e iniziare un nuovo testo.
Un commento
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Molto, molto interessante.Fa piacere questo tipo di inziativa che aiuta (per chi lo desidera) ad aprire la mente , a ragionare, sostanzialmente a capire ciò che accade intorno a noi e se posibile cercare di migliorare questa società che in fondo da secoli ha sempre gli stessi difetti!
GRAZIE ANCORA PER QUANTO FATE PER LA CULTURA DEL NOSTRO PAESE INVITANDO LE MENTI PIU’ ILLUMINATE A FARCI RIFLETTERE !