Importante mostra d’arte a Grottammare: Improvviso femminino

La proposta estiva della Galleria “Opus” di Grottammare non può che suscitare curiosità ed interesse, in quanto è in calendario per il 31 luglio una collettiva che si annuncia capace di forti emozioni.

Improvviso femminino

Già il titolo Improvviso femminino, quasi riverbero di un’epoca, quella del Déco per intenderci (1919 – 1939), anche se non ancora esplorata in maniera esauriente, che ha declinato nei modi più disparati e contraddittori la complessità dell’universo femminile , fino a contaminarlo con l’antica tecnica del pochoir raccolta in manuali di bon ton, intriga per il suo richiamo allusivo alla donna come centralità tematica, proiettando nello stesso tempo un lungo cono d’ombre dove crescono attesa ed imprevisto.

Il momento catalizzante dell’evento è rappresentato dall’ostensione di 8 immagini di uno dei più grandi fotografi olandesi contemporanei: Henk Jan Kamerbeek, la cui produzione è contigua al mondo della pittura. La lettura iconografica infatti ci proietta per molti versi verso una stagione romantica mai conclusa, ma ritornante ogni qual volta il senso alto della passione ci parla di una forte personalità che declina bellezza e senso profondo del mistero. Volendo attestarci su un percorso iconico con qualche esempio, possiamo dire che avvertiamo la lezione dei Preraffaeliti per l’angelicità (Ellen), di Klimt per il sogno ( Dolores), di Fussli per la levità onirica (AnouK 2), di Worhol per l’immagine simbolo (Faiza), degli Iperrealisti per la precisione dell’immagine (Cecilia). Spesso i fondali, che accolgono le immagini, attestano una inquietudine innata, un senso trasmigrante e transeunte della natura, una acrimonia luminosa non coinvolgente ma destinata a supporto fittizio come in tante pose fotografiche dei primi del ‘900. Allora le figure femminili, che accampano all’interno di questo supporto, prorompono in una icasticità vibrante tanto da farle levitare in una suggestione di piena vitalità.

Il percorso ostensivo è definito da altri tre interpreti: Cecilia Dionisi, Walter Xausa e, anche con funzione di illuminato ospitante, Francesco Colella.

Gli oli di Cecilia Dionisi rappresentano il ritorno alla figura, dopo un lunga stagione dedicata allo studio ed alla rappresentazione della natura nei suoi famosi Angoli di giardino. L’essenzialità dei tratti, a volte quasi incisori, ed una sottile ironia demistificatoria ci fanno assaporare una figura femminile grondante di pensosa ed

ininvadente umanità, anche quando, come in Walkiria, si accende per un attimo un malcelato senso di superiorità nei confronti dell’uomo.

Vibranti, desiderose, giovanilmente cariche di un erotismo prorompente sono le proposte del giovanissimo Walter Xausa, considerato l’enfant prodige della pittura, anche se negli sguardi, pur sottaciuti, si avverte la malinconia della fugacità, della impossibilità della pienezza. Il corpo, intenzionalmente tendente al fumetto. non è la totalità dell’esperienza, sembra dirci, perché c’è una interiorità che registra lo scarto tra l’essere e l’apparire. La provocazione della nudità diviene nascondimento della propria interiorità.

Dopo il successo di En dehors, Francesco Colella ci ripropone l’essenzialità del segno come recuperata valorialità linguistica. I corpi riassorbono una classicità insolita e vibrano sul neutro della juta. Si legge una sorta di liricità nuova, spogliata di ogni orpello e che rifiuta anche il colore. La densità esecutiva s’è trasformata in levità figurativa capace di una insospettata immediatezza. Gli occhi raccolgono l’immagine e la depositano direttamente nell’animo.

Il significato allora del titolo Improvviso femminino va colto in questa frammentazione prospettica ed interpretativa, per non dire occasionale, misurata sulle distinte personalità degli autori che, ancora una volta, sanno illudere l’eterno femminino goethiano.

 

 

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