“Cambio di luci” di Maria Lenti

Cambio di luci di Maria Lenti, edito da Canalini e Santoni, 2009

Cambio di luci di Maria Lenti

<<Tre euro per tre libri>>. È questo l’impietoso traguardo che si prospetta alla (nostra) Poesia? Che sconforto prendere consapevolezza che qualcuno <<s’è liberato d’un peso>> e che questo, miseramente, è finito <<nell’umore della bancarella>> per essere venduto a prezzi stracciati. Sic transit gloria mundi. E che spreco di carta e di tempo e di talento!

Ma forse no. Ché la Poesia, antica quanto l’uomo, <<è il termometro del tempo>> – scrive Karl Marx – e quanto l’uomo vivrà, almeno fintantoché questi avrà coscienza di sé.

Quattro segmenti: chiaroscuro, che da solo occupa oltre i due terzi del volume, diverse, venti passi intrisi di mito e poesia classica in cui si rievocano fra le altre le figure di Elena e Paride, Deianira ed Eracle, Lesbia e Catullo, haiku, tredici in tutto, e storia mia, realizzano questa silloge. In questo ultimo segmento, nell’unico scritto che lo costituisce, STORIA MIA DE ME, espresso nel suo dialetto, quello urbinate con traduzione in italiano, Maria Lenti ci offre un profilo di sé, leale, coinvolgente, teso, in cui emergono i tratti salienti della sua esistenza e del suo essere: <<era morta la mi mama / e io er armasta com ‘na pulcina … so’ dventata granda sensa i dann chi gross / me so’ innamorata più d’ ’na volta / ho lavrat ho insegnat studio ancora / facc politica (me piac se cambia el mond – / per chi sta pegg –- in mei) … ho tenut la primavera tle mi ven>>.

Una esplicita dicotomia, quanto ai registri del contenuto e della forma adottati, marca il lavoro.

Benché non manchino i componimenti afferenti alla sfera privata, familiare, affettiva – si leggano tra gli altri: “Interno marzolino”, “Esclamativi”, “Promemoria”, “Stringimi forte i polsi” – rivestono, infatti, gran rilevanza i testi di impianto sociale, le considerazioni su temi di attualità e di cronaca, l’attenzione a taluni valori irrinunciabili dell’umanità, quali la vita, la tutela dell’infanzia, la salvaguardia della natura, tra essi. Valori che, come titoli in borsa, oggi sembrano alla mercé di spregiudicati speculatori; alcuni esempi: “Tra l’imbra e l’ambra”, “Facciamo un gioco”, “Luigi Tenco-Sanremo 1967”, “Tivù Prandiale”, “Chiasmo”, “ tg ore 13“, “25 settembre 2006”, “domenica d’incontri”.

L’avversione alla guerra e a quanti a qualsivoglia ragione la praticano, il pronunciamento contro la guerra e in favore della pace sono risoluti: <<gli aerei ancora uccidono / e le granate come crepitano>, <deserto è landa distesa di corpi … di dolore avvoltolati … sotto strisciate stelle danarose / avide di rose / del deserto>>, <<la pace! Sì, la voglio>>. Perché la guerra, nello specifico quella nel Vietnam, ha segnato, almeno nelle coscienze più critiche, il dissolvimento di un “sogno”: con gli Usa <<l’abbraccio è stato sciolto dal Vietnam>>.

Peraltro, a dispetto dell’auspicio che <<sia il capitale / non più tale, ma caput / tale da farsi culla / di giustizia-amore>>, <<Ormai è agosto, no?>>, e quelle, <<le nazioni poco unite>>, esauriti <<scongiuri illuminanti / pianti impotenti / convegni … prurigini rimpalli>>, siedono <<attorno al tavolo / del pranzo>>imbandito di <<rossi vini / fine arrosto di manzo / dolci dessert e bollicine>> in procinto di andare in vacanza. Ma i problemi della gente, quelli no.

Tali, seri, argomenti sono, nondimeno, abbigliati da una complessiva veste garbata, gioiosa, giocosa, quasi a volerne deliberatamente smussare le asperità, a volerne lenire lo slancio politico che li ha determinati, a volere scongiurare che l’ansia dell’impegno giunga a sopraffare la cifra della comunicazione. “Impegno”: termine adesso desueto che, ci rammenta Paolo Messina, <<punta direttamente sull’uomo e sulla lotta dell’uomo per uscire da una condizione disumana, inteso come partecipazione, anche coi nostri atti di poesia, alla costruzione di una società libera e giusta, cosciente ormai di potere progredire solo nella pace e nella concordia fra i popoli>>.

Ma, addentriamoci succintamente nella scrittura e negli esiti di Maria Lenti.

I testi sono preferibilmente brevi, dal respiro agile, spesso spesi in un insistito, cantilenante rincorrersi di rime.

Rimandiamo al lettore la scoperta delle esemplificazioni in tal senso e, piuttosto, puntiamo a condividere quelle pagine che più hanno attratto il nostro interesse.

Icastica e lirica, alla pagina 18, “Campana”: <<Tra i tetti nascosta e la nebbia / annuncia tridui a San Giuseppe / nell’aria grigiopaca: … suono lento / che non vuol morire e muore invece / nel sospiro lieve delle labbra aperte / ad un sorriso…>>; suggestiva e felice, a p. 24, “Acquerello”: <<… un gatto fermo al centro / o pronto per lo scatto / (mi ricordo di te, di un tuo / esordio / … o forse dell’immagine nel Lotto)>>; intensa e greve, a mo’ di resoconto giornalistico, “Tg ore 13- 25 settembre 2006”, a p. 45: <<pasto principale: / 70 gr. di spaghetti / carne mezzo etto / fetta (pane) o michetta / verdura ben scondita / acqua di rubinetto / vino: un bicchierotto / (una vicina di casa negli Usa / squarcia un ventre giovane / per far suo il feto-nove mesi. / Alla morta lascia gli altri tre bambini / uccisi) / pasto serale: moderato / (niente lipidi pochi liquidi alcolici)>>; e ancora, a p.47, “Domenica d’incontri”, <<tutti soli solisti come cani>>, in cui emerge, ben oltre le apparenti, facili occasioni di socializzazione, la sostanziale vacuità di certi rapporti, la solitudine dell’uomo.

Da p. 67 a p. 77, nella sezione diverse, alla quale s’è fatto cenno sopra, spicca il riuscitissimo nonché stringatissimo componimento/verso <<… sono qui a disdirti le armi del mio Achille>>, in “Teti a Efesto”, che suggella l’estremo tentativo di una madre di strappare il proprio figlio al suo tragico, ineluttabile destino.

Da p. 81 a p. 83, è la volta degli haiku: <<Venga domani / passato nel presente / se oggi m’ami>>, <<Abbaia Luna / al cane rabdomante /e mentitore>> (mirabile invenzione le parti che si invertono), <<Ma se il nero / viene a tenerti stretta / ridigli in faccia.>>

E, in conclusione, STORIA MIA DE ME, di cui si è detto in apertura.

Maria Lenti, dunque, dà prova di concreto coinvolgimento nella dinamica socio-culturale del nostro tempo-mondo, in linea con l’assunto fissato da Salvatore Camilleri che il poeta, <<è un uomo che vive il suo tempo, più di ogni altro uomo, sulla sua pelle>>.

A mio avviso lei riesce meglio, e consegue formulazioni che risultano sintetiche, originali lessicalmente, pregevoli nel significante e al contempo pregne di contenuto, allorché si affranca da ogni sorta di condizionamento e si abbandona, per dirla con Pier Vincenzo Mengaldo, <<alla tensione tra la forma e qualcos’altro>>, alle istanze del suo animo.

Lascia un Commento

Prima di inserire il tuo commento verifica che sia attinente all'articolo e non abbia fini pubblicitari.
Tutti i commenti sono preventivamente moderati dalla nostra redazione.