11 settembre: una poesia per il decennale

Settembre

11 Martedì

S. Proto

attacco alle torri gemelle

Un tempo oziosamente pigro un tempo che non trova lì

per lì il suo senso il suo dissenso unico desiderio l’essere in vorticato

in una situazione forte mediata il computer sub dolo occhio

universo attende in paziente un invio per internettizarsi/mi

giungere dove ricerco dove mi tentano agguati elettronici

domini prevaricatori.

Invio.

La macchina aggiornata vortica rapida i punti

dello schermo in pulsi crescono sorprendenti

immaginando il video al completo.

Entro.

Il cielo è un fragile rigoglìo di azzurri stemperati

non vedo il sole ma la sua presenza arrampica sulla in ponenza

della parete-tempio a proteggere una valle deserto scempiata:

mi ritrovo dislocato in luoghi che non conosco

che non ubbidiscono al richiamo alla memoria.

Ingrandisco ritagli della parete in curiosito

emergono dalle nicchie due budda colossi di diversa grandezza

divinità abbonite più di nessuno divinità

sole uniche antiche guardiani in potenti della propria storia.

In provvisa

in provvida una nuvola di pietrapolvere esplode lenta

in esorabile muta entra nei miei occhi

nel mio cervello nei miei polmoni una nuvola acre

densa di sensi di umori di vite sublimate annichilite

in un attimo raddensate concentrate implose

i Budda

i Budda da i grandi occhi sollunari

scolpiti giganti dalla fede

sulle giganti pareti del tempio di Bamiyan – rattoppo

le mie conoscenze sdrucite -

tempio naturale della luce della sluce dei cieli d’aria universi

dei cieli chiusi in caverne in~finiti paradisi aggrottati

protettori taciti paterni di una

delizia vallegiardino strepitosa di acque miniere di

terre fertilizie carovaniere di civiltà potenti come le sue montagne

guardiane a corona

sono caduti dopo lungo abbandono di uomini di desolate

città cavate di sorgenti rinseccate recise alle radici

di guerre ostinate in differenti predatrici scempie

misconosciuti da diversa in rigidita fede

dal mullah Mohammed Omar

inermi come a Herat Gharni Kabul Jalalabad.

Tantum

religio potuit suadere malorum a disastri in immaginabili

può in durre

la super stizione religiosa.

Ore 08,48 dell’ undici settembre duemilauno

il mondo è cambiato niente sarà più come prima!

 dicono

da ogni parte da ogni punto terracquatico echeggiando

come la voce piena alta sciolta sopra tutte le albe minareti

luciferi da un severiore muezzin

ultimo

anche lui assolto dalla occidente tecnologia.

il mondo è cambiato niente sarà più come prima!

Manhattan s s s sstravolta sstrepidapiange le torri gemelle

penetrate cavate sventre torce fumide sotto il cielo arrochito

distante inferno di angeli sterminatori

ma le imagini tremebonde gli schermi non registrano restituiscono

l’intimità lo sfacelo la vita pulsante dentro gli in cendi i cedimenti

l’asfissia nel vuoto l’ultimo sentimento vibrato ai cellulari

alle stupide segreterie.

il mondo è cambiato niente sarà più come prima

 Le Twin Towers erano la Grande Mela

il peccato originale dentro il paradiso terrestre del World

Trade Center i segni totemici dell’economia della tecnica in

limite città miniate verticali a sfidare l’abisso laico permissivo

circuito umano senza incontri senza conoscenze da visitare e

godere come balcone vertigine sopra la profonda dedalica

New York.

il mondo è cambiato niente sarà più come prima

 Un primo collasso un secondo e la polvere il cartame

sminuzzato il tutto in prodigiosa frammentazione in goia Manatthan ed il suo

cielo prodigio come un in saziato genio malefico sfuggito ad una

in visibile lampada fregata con sicura esasperata maestria.Si fugge

all’impazzata

dentro la friabilità del cemento dell’alluminio della carne del sangue del grido

a metà del dolore percepito l’istante prima dello sciupio vuoto dei sensi

non si conosce direzione

ogni segnale legittimo inganna. Si naviga a vista

nell’assenza.

il mondo è cambiato niente sarà più come prima

il mondo

quello che protervo fino a quel giorno in gegnava proiettava

war games stellari ad esorcismo

proiettava se stesso sugli schermi la propria intelligenza negativa

per sorprendersi sempre vittorioso al riparo di supermen

il mondo

consumatore ad oltranza di ricchezze sottratte gozzovigliatore

in saziabile in perenni occasioni festaiole pianificatore abusivo di calendari

di stagione di territori inquinatore sofista equivoco paladino di giustizia

di popoli ridotti in miseria in fame in malattia

in agonia dell’umano

tenuti alla porta per i tanti ismantellati egoismi

tenuti in guerre perenni sottosopraterranee amebe voraci

che non sanno dei Budda e di Manatthan

perché a pena gli occhi reggono la luce i figli succhiano

sino il sudore e lo spazio nei campi-raccolta

profughi basta solo a respirare i giorni sempre

in terminabili le notti inferni veri da scontare in giudicati.

il mondo in overdose di benessere è cambiato

nulla potrà essere più

come prima.

Lascia un Commento

Prima di inserire il tuo commento verifica che sia attinente all'articolo e non abbia fini pubblicitari.
Tutti i commenti sono preventivamente moderati dalla nostra redazione.