11 settembre: una poesia per il decennale
Scritto da Giarmando Dimarti il 11 settembre 2010
Settembre
11 Martedì
S. Proto
attacco alle torri gemelle
Un tempo oziosamente pigro un tempo che non trova lì
per lì il suo senso il suo dissenso unico desiderio l’essere in vorticato
in una situazione forte mediata il computer sub dolo occhio
universo attende in paziente un invio per internettizarsi/mi
giungere dove ricerco dove mi tentano agguati elettronici
domini prevaricatori.
Invio.
La macchina aggiornata vortica rapida i punti
dello schermo in pulsi crescono sorprendenti
immaginando il video al completo.
Entro.
Il cielo è un fragile rigoglìo di azzurri stemperati
non vedo il sole ma la sua presenza arrampica sulla in ponenza
della parete-tempio a proteggere una valle deserto scempiata:
mi ritrovo dislocato in luoghi che non conosco
che non ubbidiscono al richiamo alla memoria.
Ingrandisco ritagli della parete in curiosito
emergono dalle nicchie due budda colossi di diversa grandezza
divinità abbonite più di nessuno divinità
sole uniche antiche guardiani in potenti della propria storia.
In provvisa
in provvida una nuvola di pietrapolvere esplode lenta
in esorabile muta entra nei miei occhi
nel mio cervello nei miei polmoni una nuvola acre
densa di sensi di umori di vite sublimate annichilite
in un attimo raddensate concentrate implose
i Budda
i Budda da i grandi occhi sollunari
scolpiti giganti dalla fede
sulle giganti pareti del tempio di Bamiyan – rattoppo
le mie conoscenze sdrucite -
tempio naturale della luce della sluce dei cieli d’aria universi
dei cieli chiusi in caverne in~finiti paradisi aggrottati
protettori taciti paterni di una
delizia vallegiardino strepitosa di acque miniere di
terre fertilizie carovaniere di civiltà potenti come le sue montagne
guardiane a corona
sono caduti dopo lungo abbandono di uomini di desolate
città cavate di sorgenti rinseccate recise alle radici
di guerre ostinate in differenti predatrici scempie
misconosciuti da diversa in rigidita fede
dal mullah Mohammed Omar
inermi come a Herat Gharni Kabul Jalalabad.
Tantum
religio potuit suadere malorum a disastri in immaginabili
può in durre
la super stizione religiosa.
Ore 08,48 dell’ undici settembre duemilauno
il mondo è cambiato niente sarà più come prima!
dicono
da ogni parte da ogni punto terracquatico echeggiando
come la voce piena alta sciolta sopra tutte le albe minareti
luciferi da un severiore muezzin
ultimo
anche lui assolto dalla occidente tecnologia.
il mondo è cambiato niente sarà più come prima!
Manhattan s s s sstravolta sstrepidapiange le torri gemelle
penetrate cavate sventre torce fumide sotto il cielo arrochito
distante inferno di angeli sterminatori
ma le imagini tremebonde gli schermi non registrano restituiscono
l’intimità lo sfacelo la vita pulsante dentro gli in cendi i cedimenti
l’asfissia nel vuoto l’ultimo sentimento vibrato ai cellulari
alle stupide segreterie.
il mondo è cambiato niente sarà più come prima
Le Twin Towers erano la Grande Mela
il peccato originale dentro il paradiso terrestre del World
Trade Center i segni totemici dell’economia della tecnica in
limite città miniate verticali a sfidare l’abisso laico permissivo
circuito umano senza incontri senza conoscenze da visitare e
godere come balcone vertigine sopra la profonda dedalica
New York.
il mondo è cambiato niente sarà più come prima
Un primo collasso un secondo e la polvere il cartame
sminuzzato il tutto in prodigiosa frammentazione in goia Manatthan ed il suo
cielo prodigio come un in saziato genio malefico sfuggito ad una
in visibile lampada fregata con sicura esasperata maestria.Si fugge
all’impazzata
dentro la friabilità del cemento dell’alluminio della carne del sangue del grido
a metà del dolore percepito l’istante prima dello sciupio vuoto dei sensi
non si conosce direzione
ogni segnale legittimo inganna. Si naviga a vista
nell’assenza.
il mondo è cambiato niente sarà più come prima
il mondo
quello che protervo fino a quel giorno in gegnava proiettava
war games stellari ad esorcismo
proiettava se stesso sugli schermi la propria intelligenza negativa
per sorprendersi sempre vittorioso al riparo di supermen
il mondo
consumatore ad oltranza di ricchezze sottratte gozzovigliatore
in saziabile in perenni occasioni festaiole pianificatore abusivo di calendari
di stagione di territori inquinatore sofista equivoco paladino di giustizia
di popoli ridotti in miseria in fame in malattia
in agonia dell’umano
tenuti alla porta per i tanti ismantellati egoismi
tenuti in guerre perenni sottosopraterranee amebe voraci
che non sanno dei Budda e di Manatthan
perché a pena gli occhi reggono la luce i figli succhiano
sino il sudore e lo spazio nei campi-raccolta
profughi basta solo a respirare i giorni sempre
in terminabili le notti inferni veri da scontare in giudicati.
il mondo in overdose di benessere è cambiato
nulla potrà essere più
come prima.
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