“La forza degli ostinati”, tre domande a Davide Rondoni

La sfida della Poesia contemporanea in una mini intervista a Davide Rondoni

Davide Rondoni

L’uomo per placare l’ansia che da secoli gli appartiene deve costruirsi un’arte. Ha bisogno di scrivere per liberare un’angoscia, altre volte perché ne sente l’impulso, forse non può e non vuole credere che la vita, intensa e meravigliosa, sia anche dolore. Se il poeta sia un genio o un folle, un fingitore o un incosciente non possiamo saperlo. Di certo, ha il coraggio di mettere in versi l’altro lato del sé, compreso di fascinazioni e di suggestioni personali. La poesia entra nella vita attraverso il poeta, diventa la vita stessa testimoniandola, sebbene ogni tempo abbia restituito al linguaggio poetico il suo suono e la sua forza. Il poeta di ieri, aveva le mani vuote e diluiva i suoi tormenti affidandoli all’inchiostro.

Il poeta di oggi, ha ancora le mani vuote, preme sui tasti il suo disagio ma ha poco tempo per orientarsi dentro il flusso dei pensieri in cui le immagini si propongono reali e frenetiche, brillanti, sorprendentemente inedite, seppur scandite in ogni dettaglio. Nella corsa del tempo cerca una tregua, mentre il suo sguardo si ridesta sui fotogrammi del quotidiano, estrapolato dalle scene autentiche di un sogno. Il percorso dei sensi è come un circuito in cui l’organo recettore percepisce lo stimolo e le fibre nervose lo proiettano al sistema nervoso centrale. Il concetto appena espresso, dissolve tutta la magia del comunicare nascosta in periodi senza fiato, eppure, tra le avventure del pensiero un effluvio di voci inserite nei versi diventano sagome in movimento, ombre che respirano adagiate sul letto della memoria che scansiona con sembianze reali i ricordi. Ieri come oggi il poeta lascia una traccia del suo esistere, si nasconde sotto il mantello del tempo per afferrare memorie significative e liberarle dalla potenza distruttrice dell’oblio.

Si affanna, alla ricerca dell’attimo perduto e dell’istante ancora a venire, nel presente. Cerca mondi lontani riflessi negli universi paralleli e ipotizza vite nuove tra quasar e meteore. Sotto il cielo resta comunque la terra che rotea con le sue sofferenze verso il futuro. In questo processo di cambiamento rapidissimo, tra i valori, i costumi e le credenze religiose vive il nuovo poeta. Il suo secolo è nevrotico ma egli continua a scrivere. La sua tensione ancora non si può direzionare con la stessa velocità con cui ha sostituito la lettera di carta con il messaggio elettronico, nel quale il linguaggio poetico, sedotto dalla sperimentazione e dal non senso subisce continue modificazioni: la parola nelle sue variazioni continua a riprodurre la realtà difendendo il legame tra il senso poetico e il suono. Il verso, oggi come ieri resiste, verità e significati non sono completamente compromessi anche in un mondo dominato dal caso e privo di senso. Senza entrare nel merito della storia e senza prendere in esame tutte le poetiche confido nell’io, nel suo ritrovarsi tra i molti modi di fare poesia, per riscoprire in maniera del tutto soggettiva la sua empatia con le cose ed il mondo.

Davide Rondoni è un poeta contemporaneo. Ha avuto come modelli di riferimento Mario Luzi e Giovanni Testori. In un’intervista li ringrazia per la pazienza che gli hanno dimostrato. Si definisce “un simpatizzante dello sguardo di fronte alla potenza del reale” e questi suoi versi lo confermano: «Pioggia anche la mattina / giù dai vetri larghi al supermarket, / acqua sentita per un istante, / una stretta nel cuore all’uscita / dalle porte a cellula di luce / e giù la testa, di corsa / fino all’entrata confusa nell’auto / tra l’odore dei vestiti bagnati / e la carezza gelida del cellophàn». Con poche parole demolisce l’angoscia della routine quotidiana e tutto diventa magicamente semplice.

Pensa che i poeti contemporanei abbiano “la forza degli ostinati” e scrivano per rincorrere un vapore che si dissolve presto prima che il tempo si addormenti?

No, o almeno non per tutti il tempo è solo perdita o assopimento, ma anche misteriosa crescita o fermento.

I critici letterari affermano che non esiste più una vera critica della Poesia, spesso affidata agli stessi poeti, e che siano gli editori a stabilire le sorti della stessa

Mah, un po’ è sempre stato così. Ma sono cose che ormai non mi appassionano. Dicano i critici, piuttosto, che una critica che non sia fondata sul proprio sangue, sul giocarsi del tutto l’anima, a chi interessa, secondo me non può interessare nessuno.

La Poesia non si vende. Il libro di Poesie, oggetto complicato, non raggiunge le vendite dei libri di narrativa, mentre il poeta procede per la sua strada cercando una sua verità tra il caos contemporaneo e l’impossibilità di conversazione …

Occhio ai luoghi comuni. Ci sono libri di poesia che vendono più di un romanzo. E poi la vita della poesia non è solo editoriale. Se ascolti una poesia a un reading o alla radio fai esperienza intera della poesia anche senza libri. La poesia non è misurabile in termini editoriali. Poi certo, lettori ed editori poeti possono far di più, ma non bisogna fraintendere la natura della poesia.

4 commenti

  • Conoscevo da molto Davide Rondoni, anche di persona (in una sua conferenza a Giulianova di qualche anno fa). D’istinto mi attrasse il fatto che era di Forlì, città in cui ho compiuto i miei studi superiori. Fu tuttavia il suo “Il fuoco della poesia” a conquistarmi con le sue pagine, mai scontate, che, oserei dire, invitano ad una riscoperta. Ciò che hai dentro di te e non sai o non pensi di esprimere, Rondoni te lo porge su un piatto contornato di chiarezza e di inviti all’approfondimento. Basterebbe a definirlo ciò che egli scrive del poeta: “Il Poeta rumina i suoi versi che poi gli escono dalla bocca come farfalle” E ancora “Questo libro cammina in un campo minato e ha una pensosità piena di farfalle”.
    C’è in realtà qualcosa di più lieve ed aereo della poesia? Quando gli presentai il suo libro dalle mille sottolineature per una dedica,lo dedicò alla mia pazienza combattiva. Anche questo mi piacque.
    Grazie, Carina, per averci ricordato questo grande “Maestro”

  • Giovanna Anselmi (Tisiri) scrive:

    Bè finalmente sento parole che vanno direttamente al centro della questione…tanto dire infatti sui poeti, sulla poesia di oggi,sull’editoria etc.etc.e spesso tanta confusione,tanti luoghi comuni…in effetti ha ragione Rondoni ma a chi importano poi tutte queste chiacchiere,le critiche dei critici, il poeta scrive,lo fa per sè, per il mondo,per l’editoria?L’importante,credo,sia che i poeti e la poesia continuino ad esistere e a plasmare il tempo,l’attimo,la storia un giorno qualcuno poi dirà..chissà…
    Bellissimo articolo,mi è piaciuto davvero molto,io Rondoni non lo conoscevo,sono sincera,ma ho letto quei pochi versi e mi hanno presa, lo andrò a leggere con molto piacere.

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