Grottammare. Adele Giuliana De Matteis alla Galleria “Opus”
Scritto da Giarmando Dimarti il 15 ottobre 2010
La galleria “Opus” di Grottammare continua la sua attività espositiva con una proposta importante e stimolante. Infatti è fissato per sabato 16 ottobre alle ore 18.30 il vernissage di Adele Giuliana De Matteis artista di origine aquilana (Fagnano Alto) ma da tempo residente ad Alba Adriatica.
La sua vocazione mitteleuropea ed internazionale prende le mosse dal suo trasferimento a Bruxelles nel 1960 dove frequenta, presso l’Accadémie Royale des Beaux Arts, i corsi di Géo De Vlamynck e del suo assistente Yef Verbrak. Il Diploma conseguito nel ’65 con Medaglia d’oro è riconoscimento della sua vocazionalità artistica e momento iniziale di un percorso che ne ha misurato la sua particolare creatività formale. La critica, oggi, si sta sempre più misurando con la sua produzione sia pittorica che scultorea e non a caso hanno sentito il bisogno di esprimere giudizi sulle sue opere esperti come: Elio Marcianò, Daniela Beltrame, Emidio di Carlo, Chiara Strozzieri, Luciano Caprile, Paolo Levi, Ugo Betti per citarne alcuni. Anche le sue occasioni espositive stanno toccando traguardi importanti: nel 2008 è presente con Piero Guccione alla IV Arte Fiera di Catania e a Milano presso la Galleria d’Arte Modigliani; nel 2009 al Palaexpo Europ’Art di Ginevra e al New Follin Gallery di New York.
Nella sua poetica, giunta ormai ad una chiara autonomia interpretativa ed esecutiva, si possono rintracciare sicuri richiami all’espressionismo europeo, quelli provenienti dal Die Brücke per la tensione emozionale e l’intensità colorica e dal Fauvismo per l’autonomia dalla realtà e l’immediatezza espressiva. Su questo spessore preparatorio la De Matteis iscrive gli autori che sente più vicini: Paul Klee, Wassili Kandinskij, George Braque, Pablo Picasso e Piet Mondrian.
E proprio da Klee possiamo mutuare due assiomi riferiti alle sue teorizzazioni sull’arte : L’arte non ripete le cose visibili, ma rende visibile e Io vorrei porre ordine al movimento. Entrambe ci conduco al centro della speculazione dematteisiana.
A partire dagli Uccelli di fuoco (olio su carta intelata, 1965) si assiste ad un continuo tentativo di visibilizzare tutto ciò che viene percepito sensorialmente o a livello coscienziale traducendo i dati in una sommatoria intuitiva nuova, capace di offrirci immediatamente il codice di lettura. E questo codice passa attraverso le molteplici combinazioni lineari che la De Matteis usa in maniera molto libera, tessendo quasi reticolati di geometrie non euclideee, e soprattutto nella sorprendente forza luministica e colorica, olio acrilico o tecnica mista che sia, che vivizza dall’interno le sue opere e la rende capace di destituire ogni limite formale. Siamo all’appercezione leibniziana e kantiana ossia la percezione posta nell’autocoscienza. Per fare qualche riferimento: In fondo all’anima (acrilico su tela, 2007), Hortus conclusus (acrilico su tela, 2008).
Si legge chiaro poi nelle sue opere un secondo elemento costitutivo e funzionale: il tentativo di ordinare il movimento, di richiamarlo ad una disciplina armonica, combinatoria il cui risultato sia sempre una complicità accattivante che ti risucchia all’interno dell’esecuzione gestuale. Penso a: Luci di notte (olio su tela,1966), Eclatemente (olio su tela, 1967), Punto G (tecnica mista su carta,1983), Carillon (acrilico su tela,2009), Linearità interrotta (acrilico su tela, 2009).
Infine la sperimentazione dell’intelligibilità sintetica in tele che fanno riferimento ad opere letterarie. Ben 2 sono i dipinti dedicati al tema della follia che portano lo stesso titolo e sono state eseguite nello stesso anno: Follia – Le libere donne di Magliano (acrilico su tela, 2005). Il romanzo di M. Tobino a cui si fa esplicito riferimento, edito nel 1953 , è un’opera atipica in quanto va considerata come diario di uno psichiatra che sperimenta una diversa realtà, e di questa diversità cerca di coglierne i parametri. Un romanzo “aperto” quindi senza inizio né fine. Come “aperte” si intuiscono le due astrazioni che ci sconvolgono alla prima lettura. La prima – la successione è ambivalente –, definita da Luciano Caprile figura ameboide, ectoplasmatica, ti viene contro senza parlare né guardare, ma ti fa esplodere la sua mano destra su cui ha inciso il suo status di “diversa” e di questo status si compiace. La seconda, dall’aspetto totemico, occhi e bocca dilatati all’inverosimile, con un forte richiamo alla aggressività di Donna I di Willem de Konning e alla devastante espressività dell’Urlo di Edvard Munch, ci grida interiormente quello che non potremmo mai capire del suo mondo. E in questo grido c’è tutto il rammarico determinato dalla incomprensione.
In Ed Egli si nascose (acrilico su tela 2008), il dramma di Silone scritto nel 1945 sulla riscoperta dell’eredità cristiana nella rivoluzione sociale dell’epoca moderna, prende l’espressività di un occhio accentrato, polisfemico, che ha sostituito il Pantacreator: vede senza essere visto ed esprime l’ansia di una giustizia sociale non ancora raggiunta riletta attraverso una interpretazione etico-religiosa del Vangelo di San Giovanni (XII, 36).
Un percorso, quello della De Matteis, vissuto tra ricerche e suggestioni forti e che possiede una naturale capacità di farsi leggere immediatamente.
Lascia un Commento