Mistero Buffo a Grottammare

Mistero Buffo (nell’umile versione pop) con Paolo Rossi, Emanuele Dell’Aquila e Lucia Vasini.

Il palcoscenico del Teatro delle Energie ha il sipario aperto su una scenografia “work in progress”, mentre gli spettatori entrano e si sistemano al loro posto.

ll teatro è pieno, per l’occasione sono state aggiunte due file di sedie laterali, rimangono liberi solo i posti in prima fila, quelli riservati alle autorità, ma si sa “loro” non vengono mai.

D’un tratto, a luci accese, entrano sul palcoscenico, su un vecchio motorino tipo ciao, i due protagonisti maschili della serata. Il loro ingresso viene accompagnato dalla sigla in sottofondo del Mistero Buffo di Dario Fo. Ritengo che molti tra il pubblico, me compresa, abbiano sentito un brivido nelle ossa.

Erano anni bui quelli in cui “Il mistero buffo” di Dario Fo vedeva la luce, in una Milano di piombo prima ancora che da bere. Ora, tramontate entrambe, dopo un quasi svagato girovagare in televisione, Paolo Rossi torna nei teatri con un pezzo difficilissimo.

Non è facile, infatti, fare i conti con il proprio maestro e con un testo arduo da rappresentare per il modello di riferimento, per la non-lingua usata l’impossibile, inesistente grammelot, per le nubi che ogni volta si addensano su chi, in Italia, tocca il tasto della religione. Ora come allora, infatti, tutto lo spettacolo ruota intorno alla figura di Cristo e a quanto ne raccontano i Vangeli, apocrifi, agnostici, ufficiali, contaminati tra loro e con il nostro presente.

Paolo Rossi si rivela, comunque all’altezza del compito, realizzando uno spettacolo che nella sua studiata struttura rimane pur sempre teatro popolare, degli oppressi che sbeffeggiano i potenti, monologo grottesco, giullarata.

La musica, eseguita tutta dal vivo da Emanuele Dell’Aquila fa egregiamente da contrappunto ai continui campi di registro della recitazione.

Finisce il primo tempo, Paolo Rossi congeda il suo pubblico per qualche minuto, ma rimane sul palco e, da splendido animale di teatro qual è, inserisce uno spettacolo nello spettacolo, accogliendo chi rientra con battute e invitando gli spettatori ad occupare i posti lasciati liberi dalle autorità assenti.

Poi, con un colpo di piatti, inizia il secondo tempo, a mio parere il più emozionante. Entra dalla quinta sinistra, addobbata con un lungo boa fucsia e ai piedi scarpe rosse con tacchi a spillo, un po’ svagata e fuori ruolo, l’attrice Lucia Vasini. Si siede con i due attori ad un tavolo per organizzare un’improbabile scena della “Passione di Cristo”.

La Vasini, come annoiata della discussione tecnica, si toglie le bellissime scarpe rosse, butta a terra il boa, e a piedi nudi vestita solo di una tunica nera attacca l’indimeticato monologo di “Maria sotto la croce”. La voce dal passato di Franca Rame si mescola con quella di questa straordinaria giovane attrice in uno splendido momento di teatro.

Lascia un Commento

Prima di inserire il tuo commento verifica che sia attinente all'articolo e non abbia fini pubblicitari.
Tutti i commenti sono preventivamente moderati dalla nostra redazione.