Correzioni e aggiunte alle dimenticanze della storiografia ufficiale su Giuseppe Garibaldi

Sul numero 5 – 6 della rivista “Marche” del 1999, è apparso un articolo titolato Garibaldi da vicino. L’ intervento, a firma del grottammarese Annibale Petrelli 1 , era stato stilato per una mostra al Vittoriano in occasione del 150° della Repubblica Romana. Poiché l’autore nel proporlo al Direttore della rivista parla testualmente di “ricerca storica” , ci è sembrato doveroso avanzare alcune puntualizzazioni. che si evincono dai documenti di riferimento trascurati dallo stesso.

Citiamo: «[…] Lasciata Macerata, Garibaldi si recava a Grottammare ove diede l’ultimo assetto alla legione. Una lapide, il cui contenuto ci è stato tramandato, per nostra fortuna, da una pubblicazione storica del prof. Gabriele Nepi, ed un busto anonimo dell’Eroe, ne ricordano l’evento.

In quel periodo Grottammare vantava il primato di una Accademia letteraria chiamata dei ”Risvegliati del Tesino” e la pubblicazione di un periodico politico-popolare democratico “Fra Crispino” che ebbe a Roma soci e rinomanza. […]».

Ora, se invece di generici riferimenti si fosse ripercorsa, anche criticamente, un po’ di microstoria locale e riprodotta la dicitura della lapide a cui si fa riferimento – che poi non era andata perduta, come diremo più avanti –, si sarebbero date notizie molte più attendibili e portato alla conoscenza generale un personaggio storico che edisse con regolarità il periodico citato e titolato, per la precisione, “Frate Crispino / Giornale popolare di ogni mese”. Questo il testo: GIANFRANCESCO SALVATORI / MEDICO E GIORNALISTA MACERATESE / DEPUTATO ALLA COST. ROMANA / OSPITÒ NEL 1849 A GROTTAMMARE / GIUSEPPE GARIBALDI // NEGLI ANNI DIFFICILI 1842-1848 PUBBLICÒ QUI / IL GIORNALE PATRIOTTICO “FRA CRISPINO” // IL 18 NOVEMBRE 1849 A SOLI 36 ANNI / MORÌ ESULE A S. MARINO / A RICORDO 12 OTTOBRE 1860. Nella dicitura, a parte la non corretta titolazione del mensile, un grossolano errore è rappresentato dagli anni di pubblicazione indicati: 1842 – 1848. Il periodico uscì infatti con due numeri nel 1847, e regolarmente dal maggio dell’anno successivo quando ne assunse la direzione il Salvatori, per terminare con il numero del 2 gennaio 1849. Quindi gli anni che andavano indicati erano: 1847 – 1848. Pensiamo che i due errori siano stati commessi nella trascrizione dalla lapide originaria – poiché l’attuale è un rifacimento del 19112 e coeva a quella che citiamo di seguito – affissa all’epoca sulla facciata della casa che ospitò Garibaldi proveniente direttamente da Macerata il 23 gennaio 1849. La casa della famiglia Salvatori confinava con la caserma dei R.R. Carabinieri; su questa caserma il 23 luglio 1911, per i festeggiamenti del 50° dell’Unità, fu apposta un’altra lapide con il busto di Garibaldi citato dal Petrelli, ma tutt’altro che «anonimo» in quanto sulla base è incisa data e firma dell’autore: 1911 / VITO PARDO3. La lapide recita: IN QUESTA CASA / CHE I POSTERI RIVERENTI / INDICHERANNO / AI PIÙ TARDI NEPOTI / DURANTE L’EPOPEA / DOLOROSA / DEL MARTIRIO E DELLA LOTTA / CORRENDO IL GENNAIO DEL 1849 / SOGGIORNÒ / GIUSEPPE GARIBALDI / CHE DEL ROMANO CINCINNATO / EBBE L’ANIMA SANTA / DI WASHINGTON LA FOLGORE / DELL’UMANITÀ / LA GRANDEZZA ED IL GENIO // A MEMORIA IMPERITURA / DEL FATTO / IL MUNICIPIO DI GROTTAMMARE / QUESTA LAPIDE POSE. Negli anni ’70 casa Salvatori e la caserma furono demolite insieme ad un altro gruppo di abitazioni perché di intralcio alla SS 16. Le due lapidi furono mortificate in un deposito comunale mentre il busto dell’eroe fu allocato anonimo su una stele in una piazzetta a lui dedicata, tanto che, il poeta dialettale Mario Petrelli nella pungente lirica titolata …venetem’a vvedé amó dduastinghe, fa dire l’eroe dei due mondi nella chiusa: Per queste diche:” O Gruttammarisce / fiji de granni ggenie mmurtalate / nfacéte ride ppiù jatri paisce / rcacceteme da mezze li sfrattate4. Solo ultimamente busto e lapidi sono tornate a stare insieme: dal 12 ottobre 2007 campeggiano lungo l’ingresso ovest del Palazzo Ravenna – edificato nell’ultimo quarto del XVIII secolo su progetto dell’architetto, pittore, incisore e decoratore sangiorgese Pio Panfili che ne ha anche affrescate alcune volte – attuale sede del Comune di Grottammare, proprio di fronte la Sala del Consiglio. L’occasione l’hanno offerta le celebrazioni garibaldine per il bicentenario della nascita dell’Eroe che Grottammare e Ripatransone hanno voluto unitamente onorare nei giorni 12 e 13 ottobre 2007 con due incontri di studio rispettivamente: nella Sala Consigliare e al teatro Luigi Mercantini, dichiarati con Grottammare, Ripatransone e il Risorgimento e gli interventi di: Anita Garibaldi, Mario Arezzini, Pietro Pistelli e Basilio Olivieri. Proprio la ricostruzione del giornalista e storico Pietro Pistelli hanno suscitato in noi molte perplessità esternate personalmente allo stesso al termine del primo incontro. Pistelli riproponeva, più o meno, alcuni passaggi del suo Garibaldi / nelle Marche / durante la Repubblica Romana 1848 – 18495.

Quali le perplessità?
La prima riguarda il percorso di Garibaldi da Macerata a S. Benedetto del Tronto.

Il testo: «[…] la separazione di Garibaldi dalla legione avvenne a Macerata il 23 gennaio 1849, […]. Prima tappa Fermo […] riprese il viaggio verso il porto di Fermo, l’attuale porto [sic] San Giorgio ove Garibaldi venne ricevuto in municipio. Altra sosta a Grottammare. Poi a San Benedetto del Tronto ove Garibaldi giunse a cavallo nel pomeriggio del 24 gennaio 1849 […]6».

Data per certa la partenza da Macerata il 23, i pernottamenti a Fermo e a Grottammare farebbero slittare l’arrivo a S. Benedetto al 25 gennaio. Ma il 25 pomeriggio Garibaldi era già ad Ascoli Piceno.

Ora i documenti cartacei e lapidei parlano chiaro: «Garibaldi venne a Fermo il 17 gennaio del 1849, ripartì il 18 […]» come ricorda l’anonimo cronista del “periodico democratico” fermano “Caprera”7, insieme a Nino Bixio, Gaetano Sacchi, Giacomo Medici, Goffredo Mameli, il fido moro Aguyar e l’inseparabile cagnolino Guerrillo. «[…] Garibaldi dunque entrò a Fermo venendo da Macerata per la porta S. Marco (o porta Pesa) sul cadere del giorno 17. Prese alloggio nella casa del patriota Carlo Papalini, alla sera si recò a Teatro dell’Aquila dove si rappresentava un dramma del Marchese Cesare Trevisani. […]»8. Per la precisione si trattava di una commedia drammatica ultimata di recente dal Trevisani: Ella è mia moglie, come scriverà nella sua monografia sul letterato e scrittore fermano Elena Breccia9, che ricorda la presenza di Garibaldi alla serata. «La mattina del 18 si recò al Girone […] Vi si trovavano a quell’ora a manovrare gli artiglieri della Civica, capitanati dall’Ingegnere Pietro Dasti. Per loro Garibaldi pronunziò parole di lode raccomandando vivamente l’istruzione militare. […]»10. È proprio questa, pensiamo, l’occasione che lo vedrà affacciarsi da villa Paccarone (oggi Vinci): avvenimento da sempre assegnato invece al giorno precedente11. Scese in Piazza e si fermò al famoso Caffè Broglio (attuali uffici della Polizia Urbana).

Lasciamo a questo punto il cronista perché nella parte terminale – quella non specificamente fermana – risulta generico e poco credibile, in quanto dà il Generale partente alla volta di Ascoli Piceno.

Colmiamo la lacuna: scese al Porto di Fermo, fu accolto da una rappresentanza in Comune e parlò dal balcone della sede civica; poi ritornò a Macerata. Lo facciamo partendo dai documenti lapidei. Quello fermano si trova in via Perpenti (all’epoca via Cialdini) sulla facciata di casa Mancini (all’epoca Papalini); vi fu apposto nel trigesimo della morte di Garibaldi, annunciato nel “Caprera” all’articolo: Cronaca / Commemorazione12; recita: GIUSEPPE GARIBALDI / DEPUTATO DAL GOVERNO / SOPRA LA DIFESA NAZIONALE / EBBE QUI STANZA IL GENNAIO 1849 // A PERPETUO RICORDO / LE SOCIETÀ CITTADINE A CAPO L’OPERAIA / POSERO IL 2 LUGLIO 1882; quello sangiorgese, dettato dal conte Luigi Sempronio, con più precisione dice: AL GENERALE GIUSEPPE GARIBALDI / COMMESSO ALLA DIFESA NAZIONALE / DAL GOVERNO DI ROMA / IL XVIII GENNAIO MDCCCXLIX / QUI TRANSITANDO / CON LA PRESENZA E CON LA PAROLA / PREPARÒ I CITTADINI / ALLA SECOLARE RISCOSSA / IL MUNICIPIO NEL XVIII GIUGNO MDCCCLXXXII / VOLLE POSTA QUESTA MEMORIA.

La venuta di Garibaldi a Fermo, quindi, deve essere collocata in altro periodo ed imputata ad un motivo ben diverso da quello che avanza il Pistelli quando afferma: «[…]per dare uno sguardo al confine napoletano. […]»13.
Dichiariamo così la seconda perplessità, dato che dobbiamo chiamare in causa quali attori principali due personaggi che il volume di Pistelli, ma potremmo benissimo dire tutta la storiografia ufficiale, ignorano: il dottor Filippo Mannocchi Tornaboni (1813 – 1863)14 di Petritoli ed il conte sangiorgese Giambattista Ferri (1807 – 1861)15.
Il Tornaboni, carbonaro e massone, era all’epoca a Fermo quale comprimario medico insieme ad Apollonio Maggi ed aveva fondato il 23 maggio del 1848 il Circolo Popolare nel quale propagandava i suoi ideali politici rivoluzionari. Ferri, già attivissimo nei moti del 1831, tornato dalla legione algerina, si distingueva nella battaglia di Cornuda (8-9 maggio 1848), in quella del Monte Berico (10 giugno) dove viene ferito, in quella di Mestre (27 ottobre) e Cavanella d’Adige. Per le sue gesta, dopo l’assassinio di Pellegrino Rossi, viene nominato a Roma, il 14 dicembre 1848, capitano di fanteria dell’esercito regolare. Tornato al Porto, mentre attende l’arrivo di Garibaldi da Roma con la sua legione che doveva aver stanza e organizzarsi proprio qui, insieme col Tornaboni organizza la cacciata dei Gesuiti da Fermo.
Quando Garibaldi, giunto a Foligno, devierà per Macerata su invito del gonfaloniere Ricci e vi giungerà verso mezzogiorno dell’ 1 gennaio 1849, dopo essere stato ben accolto soprattutto dai massoni della città, amici del Tornaboni – a Macerata il Tornaboni fonderà nel 1861, dopo un esilio più che decennale, la Loggia Massonica –, viene invitato a fermarsi per qualche giorno. Da Roma, dove ci si era affrettati a chiedere il permesso, giunge intanto il consenso da parte del Governo provvisorio repubblicano di far stanziare la legione a Macerata. Per questo improvviso cambiamento di percorso, il Tornaboni, lo raggiunge a Macerata come deputato del comune di Fermo. E, visto che ormai la legione ed il Generale sarebbero rimaste lì, invita Garibaldi a fare una visita alla sua città di adozione. Garibaldi salirà a Fermo, come abbiamo detto, il 17 gennaio, farà tappa al Porto il giorno dopo per poi rientrare a Macerata per le elezioni dei rappresentanti alla Costituente romana fissate al 21 gennaio. Garibaldi risulterà infatti eletto nel collegio di Macerata ed il Tornaboni in quello di Fermo. Il 23 Garibaldi si separa dalla sua legione che, varcati gli Appennini, si dirige a Rieti, mentre lui fa tappa a Grottammare, San Benedetto del Tronto e Ascoli Piceno. Col Tornaboni si ritroverà a Roma per la proclamazione della Repubblica: sarà proprio il Tornaboni a proporre Mazzini come triunviro offrendogli la cittadinanza onoraria; Ferri, intanto, a capo della Legione del Tronto ricacciava i briganti papalini oltre il confine del Regno di Napoli.

Garibaldi, Tornaboni e Ferri saranno insieme nella battaglia di Velletri.

Ci fermiamo qui, con questa precisazione: la mattina del 13 ottobre a Ripatransone, dove avevamo dato appuntamento, prima di entrare al Teatro Mercantini per il secondo incontro di studio, abbiamo donato ad Anita Garibaldi, Mario Arezzini e Pietro Pistelli, componenti del comitato per i festeggiamenti garibaldini nelle Marche, una copia ciascuno del testo di Mario Cignoni su Giambattista Ferri – di cui quest’anno cade il bicentenario della nascita – edito nel 1991 proprio dalla Società Operaia di Porto San Giorgio16 che, attraverso alcuni suoi rappresentanti, ne fu anche l’ispiratrice, nella speranza che la microstoria locale entri una buona volta, a buon diritto, a correggere gli errori e le dimenticanze della storiografia ufficiale.

NOTE

1 A. Petrelli, Garibaldi da vicino / La mostra al Vittoriano per il 150° anniversario della Repubblica Romana, in “Marche”, n. 5-6, 1999.
2 Nel luglio del 1911 uscì a Grottammare il primo numero di “Fra Crispino / Periodico Popolare”, che intenzionalmente si rifaceva al “Frate Crispino” del Salvatori. Questo può aver indotto in errore l’esecutore della riproduzione lapidea.
3 Lo scultore veneto Vito Pardo ha eseguito a Grottammare il Monumento all’Unità d’Italia: anche questo fu inaugurato nella pineta Luigi Ricciotti il 23 luglio 1911.
4 Antologia / di poesie dialettali grottammaresi, a cura di Vittorio Rivosecchi, Grottammare, Alda Tecnografica, 1997, p.70.
5 P. Pistelli, Garibaldi / nelle Marche / durante la Repubblica Romana 1848 – 1849, Rimini, Maggioli Editore, 1990.
6 P. Pistelli, cit, pp. 34-36, passim.
7 Cfr. Garibaldi a Fermo nel 1849, in “Caprera”, Anno I, n.1, 2 luglio 1882. Del periodico ne furono pubblicati 16 numeri.
8 Ibiem.
9 E. Breccia, Il Marchese / Cesare Trevisani / Monografia, Fermo, Premiato Stab. Tip. Cooperativo,1918, pp. 44-45. L’autrice erroneamente pone la rappresentazione nel febbraio del 1849.
10 “Caprera”, cit.
11 AA VV, Fermo,…ieri, Fermo, Tipografia La Rapida, 1969, p.14.
12 “Caprera”, cit.
13 P. Pistelli, cit. p, 34.
14 Cfr. G. Dimarti, Filippo Mannocchi-Tornabuoni, in AA VV, Microcosmi / leopardiani / biografie, cultura, società , a cura di A. Luzi, Fossombrone, Metauro Edizioni, 2001, vol. I, p.107.
15 M. Cignoni, Un patriota del Risorgimento / Giambattista Ferri / di Porto San Giorgio / (1807-1861), Porto San Giorgio, Società Operaia di Mutuo Soccorso “G. Garibaldi”, 1991.
16 M. Cignoni, cit.

7 commenti

  • Giarmando Dimarti scrive:

    Ad Umberto Marilungo rispondo invece che sul Dott. Filippo Tornabuoni (Tornabuoni è il cognome materno) esistono anche le varianti:Filippo Mannocchi- Tornabuoni e Filippo Mannocchi-Tornaboni(questa variante la troviamo in: M. Marini, Biografia del Dottor Mannocchi-Tornaboni, Bianchini,Macerata, 1963).

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