Le opere di Gabriele Ercoli, ponte tra le sponde dell’Adriatico
Scritto da Sara Formiconi il 15 dicembre 2009
Come esternare il senso di sconforto, di ansia ed angoscia che un evento drammatico, come quello di una guerra civile, può lasciare in un essere umano? E attraverso quale mezzo renderlo fruibile al pubblico, condividere quel senso d’impotenza che ci sovrasta di fronte a tali avvenimenti tragici?
L’artista Gabriele Ercoli lo ha fatto attraverso le sue opere, intagliando tavole di M. D. F. (fibra di legno di media intensità), che lui stesso definisce antimateria, con i vecchi strumenti da falegname ereditati dal nonno.
Di una selezione delle sue opere più significative è stato realizzato un video, il mezzo ad oggi più immediato per raggiungere il più ampio numero di persone con la maggiore efficacia possibile. Dall’incontro con il regista recanatese Senesi Michele prende vita “Adriatico”, un percorso attraverso le opere e la vita dell’artista.
Gabriele Ercoli nasce nel ’49 nella campagna fermana, diventa maestro d’arte nel ’68, inizia ad esporre ed a farsi conoscere dal pubblico nella sua terra d’origine, lavora e gira un po’ tutta l’Italia fino ad approdare nel nord, dove tuttora vive.
Fortemente legato alle sue radici, Ercoli è un’artista che ha deciso di non perdere nè di vista nè di mano, la sua terra d’origine. Infatti, il set scelto per girare il video è il rudere di una casa di campagna, arroccata sugli altopiani del fermano, dove la terra arsa da un sole ancora caldo di settembre, si tuffa nell’azzurro delle acque dall’Adriatico. Dalla terra al mare, dove il blu riempie la vista, quello stesso mare che è confine naturale tra le nostre coste e quelle della ex-Yugoslavia, terra martoriata dalla guerra civile negli anni ’90.
E sono questi gli anni che vengono raccontati in “Adriatico”, attraverso le opere composte da Ercoli in quel particolare e doloroso periodo storico. Quadri che si rifanno agli avvenimenti di Sarajevo, che raccontano dei bombardamenti, dell’assurdità della guerra, del dolore e delle ferite profonde che hanno lasciato sui corpi e nell’anima degli abitanti di quelle terre.
La casa diroccata è lo scenario perfetto per le opere dell’autore che, con i loro solchi lasciati da mazza, morsetti, ascia, sega, sgorbia, scalpelli, richiamano quelli che il tempo ha lasciato sul casale. Se lo stesso si fosse trovato sulla costa opposta a quella a cui si affaccia da decenni, i muri sventrati, le finestre rotte, le porte abbattute sarebbero stati i segni lasciati da un nemico ben più tangibile del tempo: l’esercito.
Le opere dell’artista a richiamare quella distruzione non solo fisica ma anche morale e culturale.
Tre sono stati i giorni necessari per le riprese, e alcune le settimane per il lavoro di post-produzione. Un video sicuramente intenso che riesce a trasferire nello spettatore quella gravità che Ercoli, nel silenzio dello studio, ha impresso nelle sue tavole, scavandole fino ad “oltrepassarle con fessure ed implosioni telluriche”, paragonando “le strade bianche ortogonali al mare, degli altopiani del Fermano, a proiettili accesi che bruciano come il fuoco nella biblioteca di Sarajevo”.
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