Uno sguardo fuori regione: il London Literature Festival
Scritto da Antonella Roncarolo il 21 luglio 2011
Con la poesia di Liz Lochheard, nominata lo scorso gennaio ‘Poeta nazionale scozzese’ si e’ concluso il ‘London Literature Festival’ che si svolge ogno anno al Southbank Centre di Londra, il piu’ grande centro culturale del mondo ( tre teatri, la Hayward Gallery per le esposizioni, tre biblioteche, un museo e numerose sale conferenze), adagiato sulle rive del Tamigi tra il London Eye e il Millenium Bridge.
Liz Lochheard e’ una dolcissima e simpatica signora scozzese, lo sguardo fiero della sua gente e il sorriso imbarazzato di vuole schernirsi di tanta popolarita’. Del resto c’e’ poco da stupirsi. In Gran Bretagna i poeti sono considerati patrimonio culturale della nazione e a Westminster una zona e’ stata riservata alle loro tombe, tra quella degli scienziati come Newton e quella dei politici come Churchill.
Liz Lochheard non ha presentato nessun suo nuovo libro e nessun borioso critico ha annoiato il pubblico. Liz ha solo letto le sue poesie, trasformando la serata in una festa per l’udito e per il cuore.
Nessuno degli ospiti del festival (sono stati piu’ di cento tra scrittori, poeti, giornalisti, pensatori, performers ed artisti) e’ stato invitato per vendere qualcosa. Ognuno di loro presentava ‘solo’ il suo mondo.
Hisma Matar, lo scrittore libico, vissuto a Tripoli fino al’adolescenza e poi fuggito a Londra dopo il rapimento e l’uccisione del padre da parte della polizia di Gheddafi, ha letto alcuni brani dei suoi due romanzi, tradotti anche in Italia, raccontando soprattutto l’assenza del mondo occidentale verso il suo popolo.
Un’assenza trasformata in vuoto quando i media hanno trasmesso il baciamano e gli onori del presidente del consiglio italiano, capo del ‘Freedom Party’.
Un’assenza trasformata in perdita ora che, di nuovo, solo gli intessi economici sono sul tavolo delle trattative per l’intervento militare nel suo travagliato paese.
Puo’ un architetto entrare a far parte della rosa degli ospiti di un festival della letteratura? Certamente si’, se lo spirito non e’ quello di presentare (e vendere) l’ultimo libro, ma di parlare della propria passione.
Zaha Hadid, presente nella sezione ‘grandi pensatori’, ha presentato la sua controversa architettura offrendo la sua personal visione attuale del futuro.
Nella Queen Elizabeth Hall, gremita come capita solo alle star della musica, la Hadid ha raccontato il suo lungo cammino dalla piu’ tranquilla scala del Maggie Centre a Kirkcaldy fino allo spettacolare MAXXI di Roma, un cammino che le ha permesso di ridefinire la vita delle citta’ praticamente in tutto il globo.
Con ospiti provenienti da trenta nazioni, i quindici giorni del festival hanno disegnato, senza dubbio, la mappa culturale di questo periodo storico.
Permettemi un’appendice polemica. Quest’estate ho l’onore di lavorare per il Southbank Centre.
Ho iniziato il 16 giugno scorso.
In questo mese ho incontrato centinaia di persone tra inglesi, sudamericani, arabi, indiani ed europei interessati ai numerosi eventi, non solo letterari, che si svolgono in questa grande struttura.
Tra tante persone, ho incontrato un solo italiano, un ragazzo sardo che per ora lava i piatti in un pub, ma che vuole entrare alla Facolta’ di Architettura di Londra e conoscere Zaha Hadid.
E tutti gli altri italiani che hanno invaso Londra, come accade tutte le estati? Persi, tra Piccadilly e l’outlet di Burberry.
Non mi resta che fare i miei auguri al lavapiatti sardo, perche’ tra qualche anno, in uno dei festival londinesi, faccia il tutto esaurito quando parlera’ del suo rivoluzionario lavoro di architetto.
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