Berlino, citta della cultura e degli artisti

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Orianenburgstrasse 54,56

Uno sguardo su un suggestivo edificio pieno di storia e di cose da raccontare

L’edificio si materializza all’improvviso alla nostra sinistra mentre vaghiamo alla ricerca della casa di B. Brecht, in questa ex Berlino est in cerca di nuova identità.

Compare dopo le sterminate prospettive delle austere dimore storiche, le sequenze dei grattacieli comunisti in cemento rivestito, le piazze dalle aperture sterminate, i cantieri della nuova archittettura. Solo noi sembriamo percepirne la presenza nell’ incedere privo di sussulti dei passanti tra i colori intonati delle abitazioni circostanti.

Enorme e sinistro, malandato tanto da sembrare in procinto o addirittura in via di demolizione, a metà tra un centro sociale ormai in disarmo e una magione infestata da fantasmi e tuttavia possente nel ribadire che sulle sue mura un sacco di storia è passata: sicuramente almeno un secolo*.

Le disordinate performance di writer dalle poco nobili intenzioni, mescolate sui suoi muri tanto da ostacolarne qualunque interpretazione, restano schiacciate tra il grigiore di un cielo troppo basso e l’antracite fumoso attaccato a mura e vetrate.

Varchiamo titubanti una serie di ingressi senza riuscire a distoglierci dal fascino di quelle mura in cui passato e contemporaneità si sono incontrati in un bizzarro appuntamento al buio, e che ci possiede così completamente da lasciarci senza fiato.

Attraversando l’arco più alto, dei numerosi che solcano la facciata, ci viene incontro una specie di galleria d’arte all’aperto che si materializza tra pozzanghere, cartoni, scritte e immagini, in un caotico intreccio, in una fiera del sovrapposto e riusato, di identità perdute e ritrovate che tuttavia non si confondono.

Le sculture, in ferro arrugginito sembrano, sono lì a misurarsi tra loro in uno spazio in cui niente è familiare e rassicurante ad eccezione di tre bicchieri sporchi a seccare i loro umori su un piccolo tavolo.

Galli giganteschi, orsi, delfini, uomini stremati, figure assottigliate nell’esistenza carnale, totem, androidi, conchiglie brunite dalle enormi perle bluette, cavalli corazzati in medievali armature…

Le opere di Luca Ciavarella stordiscono per il loro disordinato riempire lo spazio, per come rendono il luogo fisico così simile ad un variegato inconscio in cui niente è come sembra o è ciò che sembra.

Luca sta lavorando il ferro nel suo laboratorio-galleria a cielo aperto e di fronte al nostro provinciale entusiasmo per il luogo ci contiene con uno sconsolato: – Non è tutto oro quello che luccica! -

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Il destino di questo edificio, risparmiato fino ad oggi, non potrà secondo lui che compiersi: verrà ceduto a privati e probabilmente scomparirà come noi oggi lo abbiamo visto.

Verrà integrato in un conformismo istituzionale, dovrà insomma ritornare al “pregio” di un luogo formalmente definito, piegarsi alle nuove architetture berlinesi certo belle, ma forse troppo imprigionate in un germanico “nuovo ordine costituito”.

Non vorremmo dirgli addio e coltiviamo la speranza che al prossimo viaggio sarà ancora lì, luogo vibrante di un disordinato paesaggio umano oggi purtroppo in via di estinzione.

*Il centro commerciale Friedrichstraßepassage, conosciuto come “la cattedrale del consumo”, fu costruito tra il 1907 e il 1909. Era il secondo centro commerciale di Berlino è una delle prime costruzioni in cemento armato. La facciata contiene elementi di stile gotico e neoclassico. In mezzo al passaggio si può ammirare una delle piú grandi cupole in cemento armato di Europa. Tanto la tecnica quanto il disegno architettonico dell’edificio sono espressioni dell’inizio dell’era moderna.

Nel 1928 la compagnia di strumenti elettronici AEG entrò in possesso dell’edificio e lo utilizzò come “Casa della Tecnologia” per esposizioni e presentazioni commerciali, ma anche cinematografiche.

Nel 1936 vi furono trasmessi televisivamente i giochi olimpici, per la prima volta al mondo. Dopo il 1933 i vari spazi dell’edificio cominciarono ad essere utilizzati da varie organizzazioni connesse al nazismo. L’unione dei lavoratori tedeschi DAF, controllata dai nazisti, prese in gestione l’edificio nel 1941, per stabilirvi una sede SS. Nel 1943 dei prigionieri francesi furono rinchiusi provvisoriamente nell’attico.

Con la fondazione della GDR nel 1949 l’edificio fu trasferito in proprietà della trade union FDGB, facente parte della Germania dell’Est. In seguito alla Separazione della Germania e di Berlino, la costruzione rimase vuota salvo che per usi a breve termine, come per l’armata NVA o per la Scuola circense, e cominciò ad andare in rovina. Nonostante che il Friedrichpassage fosse stato distrutto soltanto parzialmente durante la Seconda Guerra Mondiale, due ispezioni ufficiali, l’una del 1969, l’altra del 1977, ne raccomandarono la demolizione.

All’inizio degli anni Ottanta alcune parti del complesso furono effettivamente demolite. Grazie a un sotterraneo di due piani, costruito come sostegno nel 1923-24, l’ala ancora oggi esistente sopravvisse.

Dopo la caduta del muro nel 1989 a Berlino Est sorse un movimento “squatter”. In particolare nei quartieri centrali Mitte, Prenzlauer Berg e Friedrichshain tale subcultura occupò il vuoto creato dalla scomparsa della GDR. La demolizione finale dell’edificio, prevista per aprile1990, fu evitata grazie all’occupazione promossa dal Gruppo di artisti Tacheles.

Grazie al sostegno delle pubbliche istituzioni la sopravvivenza dell’edificio fu poi ulteriormente garantita, e, dopo un’ulteriore ispezione, l’edificio fu considerato parte del Patrimonio monumentale nazionale. Nel 1998 la compagnia di investimenti FUNDUS ha comprato l’edificio sotto la condizione che il Tacheles potesse continuare ad esistere quale luogo storico e culturale. Fu stabilito di conseguenza un affitto simbolico di un marco tedesco al mese.

Nel 2000-02 la costruzione fu restaurata, seguendo una procedura architettonica che ha posto in contrasto lo stile decadente delle rovine con elementi contemporanei e tecnologici.

La Art House Tacheles è ancora oggi un luogo di incontro internazionale, vòlto alla promozione e allo scambio di nuove concezioni artistiche e culturali. Oltre al teatro, al cinema e ai bar, uno degli elementi di base dell’attività del Tacheles è la messa a disposizione di numerosi spazi nella forma di ateliers per giovani artisti provenienti da tutto il mondo.

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