Il nuovo disco di Susanna Parigi

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È appena uscito per la casa discografica Promo Music il nuovo disco di Susanna Parigi, dal titolo L’INSULTO DELLE PAROLE, realizzato in collaborazione con Arkè String Quartet.

Già dal titolo si capisce che non è la solita raccolta di canzoni. È piuttosto un progetto vero e proprio che colloca l’autrice, ormai definitivamente, nella scia della grande poesia. Dove per poesia non si intende naturalmente un generico lirismo di toni e di modulazioni lessicali. Per poesia si intende quella tradizione forte del canto che è quanto di più terrestre ci possa essere, quanto di più legato alle cose concrete, ai drammi individuali e collettivi, alla politica, alla società, agli ultimi del mondo, che sono vilipesi e offesi, condannati a una vita infame, così come insultata e oltraggiata è la lingua, l’insieme delle parole che non significano più nulla se non una violenta e insensata volontà di dominio.

In un totale disastro, dove chi più parla di democrazia è il più tiranno dei tiranni, chi parla di giustizia è chi detiene il monopolio dell’ingiustizia, chi parla di libertà è il primo degli schiavi e degli schiavisti, Susanna Parigi canta nel primo pezzo che dà il titolo al cd: “non si stanca questo cuore, continuerà la corsa… coi piedi feriti, continuo il mio gioco, non smetto”.

Susanna-Parigi

E non smette di produrre poesia, l’autrice, non smette di cantare l’amore e di voler cambiare le cose, perché questo è la vita. Non cessa di interrogare le cose, le persone, e di interrogarsi. Non mette un punto alla sua ricerca. “Tante sono le domande, forse a qualcuna ho dato risposta, ma non ho più paura, né fede, né voglia. Da sola io venni, da sola riparto, così dissi alla vita e smisi senza rimpianto”. Quando ho ascoltato questa canzone ho pensato a Sartre, “siamo soli e senza scuse”. E ho pensato anche ai grandi amanti di tutti i tempi che, come gatti, si sono consumati in una passione senza fine e poi sono andati a scomparire lontano, senza lasciare traccia.

Una delle canzoni più belle si intitola C’è bisogno di tempo. Vi è contenuta tutta la saggezza e, allo stesso tempo, tutto l’ardore necessario “per massacrare l’ipnotico insulto costante delle parole”. “Ho bisogno di tempo per sparecchiare, per invecchiare… Ho bisogno di tempo per capire che di tempo non ce n’è”. Un grido pacato, lo definirei. Un grido verso il cielo, che però lascia dormire gli angeli e risuona nelle orecchie di chi abita la terra.
Con questo disco, Susanna Parigi sale perentoriamente su quella vetta dove la musica diviene poesia e il canto si unisce a quello degli antichi bardi.

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