Ancona. L’Ultima Cena secondo i grandi pittori
Scritto da Romano Maria Levante il 6 settembre 2011

Il 25° Congresso Eucaristico Nazionale di Ancona è stato introdotto dalla mostra “Alla Mensa del Signore. Capolavori dell’arte europea da Raffaello a Tiepolo”, curatore Giovanni Morello, con un Comitato scientifico nel quale spiccano il direttore dei Musei Vaticani Antonio Paolucci, e Alessandro Zuccari della “Sapienza “ di Roma, oltre all’ex Soprintendente per le Marche Vittoria Garibaldi. Sono 111 opere esposte, dipinti anche monumentali, sculture, preziosi oggetti sacri. L’esposizione resterà aperta alla Mole Vanvitelliana dal 3 settembre 2011 all’8 gennaio 2012.

Di “via della bellezza” ha parlato di recente papa Benedetto XVI riferendosi al percorso “che conduce a Colui che è, secondo sant’Agostino, la Bellezza tanto antica e sempre nuova”. A parte gli aspetti teologici, antica e sempre nuova è anche la bellezza dell’arte come non si stanca di ricordare lo stesso Vittorio Sgarbi. La citazione è d’obbligo, dato che alla Mole Vanvitelliana, oltre che a Urbino, da giugno c’è la sezione marchigiana della mostra-evento “Padiglione Italia” da lui voluta e realizzata con spirito fortemente innovativo per la Biennale di Venezia negli spazi dell’Arsenale, nei luoghi simbolici delle singole regioni fino a tutti gli Istituti di cultura italiana all’estero.
A parte la cristologia che anima gli incontri del 25° Congresso Eucaristico Nazionale ispirati all’Eucaristia, la bellezza dell’arte rifulge nella nuova mostra, tematica come tutta l’impostazione del Congresso Eucaristico, di cui abbiamo dato conto di recente: L’Ultima cena è un momento culminante, per il suo significato simbolico, del percorso terreno di Cristo, nella specie dell’Istituzione dell’Eucaristia e della Comunione degli Apostoli; “La Mensa del Signore” è tutto questo, insieme ad episodi di alto valore religioso come la Cena in Emmaus e le Nozze di Cana, nonché riti liturgici come la Processione e la Custodia dell’Eucaristia. Ebbene, sono i titoli delle sezioni della mostra, con in più le Allegorie Eucaristiche e l’Eucaristia nell’arte del Novecento, perché il tema supremo del Cristianesimo continua a ispirare gli artisti nel ricostruire la scena e interpretarne i risvolti psicologici e umani, oltre a quelli più propriamente religiosi.
Ne hanno parlato alla conferenza stampa di presentazione il 2 settembre 2011, alla Mole Vanvitelliana di Ancona, seguita dalla visita in anteprima e dall’inaugurazione successiva. Una sede espositiva straordinaria, con i suoi ampi spazi interni e la sua spettacolarità all’esterno, una sorta di “pentagono”con una cornice di mura e il grande cortile monumentale al centro.
Motivi religiosi e laici alla presentazione
L’arcivescovo di Ancona-Osimo mons. Edoardo Menichelli è tornato sui temi religiosi toccati nell’annuncio dato a Roma in Vaticano, e ha sottolineato in particolare il motivo della Bellezza, collegandolo all’Amore: “La bellezza, che resta lo scenario suggestivo della Mole Vanvitelliana, in questo caso si fa ‘santuario’ ed invita ad entrare senza sospetti e senza paura: sono certo che ognuno sarà preso per mano dall’’Amore’ e nell’Amore troverà una beatificante pace”.
Una visione laica è venuta dai rappresentanti delle istituzioni, primo tra essi il presidente della Regione Marche Gian Mario Spacca che ha definito la mostra “un evento unico e irripetibile, un grande e prestigioso ‘Museo temporaneo’” motivando il sostegno con “i valori di convivenza civile sottesi alle riflessioni suscitate dal Congresso Eucaristico”. Ricordato l’impegno per le mostre su Raffaello, Leonardo e Matteo Ricci, ha sottolineato che “attraverso questa riflessione usciremo arricchiti”, convinzione condivisa dalle altre istituzioni locali e dai cittadini, “che potranno trovarvi elementi per una riflessione sulla contemporaneità e sui suoi valori”.
Anche per l’assessore alla cultura del Comune Andrea Nobili la mostra è “un evento nell’evento”, reso possibile dal lavoro sinergico delle istituzioni civili con la Conferenza Episcopale e la segreteria del Congresso Eucaristico; in un rapporto costruttivo che punta sulla cultura per il rilancio economico, facendo dell’esposizione “il faro più potente che accendiamo sul territorio”. La presenza di capolavori di valore assoluto nella Mole Vanvitelliana è stata “l’occasione per crearvi le condizioni di sicurezza richieste che consentiranno altre mostre di elevato valore artistico; per cui questa mostra è anche uno spartiacque della politica culturale di Ancona” ed è significativo che la sua tematica evochi “una bellezza non solo esteriore ma profonda che fa scoprire il senso di appartenenza alla comunità e può davvero salvare il mondo”. Gli assessori alla cultura della regione Marcolini e della provincia Pesaresi hanno aggiunto la propria testimonianza di condivisione e impegno nell’ottica del rilancio del territorio in un’azione comune che ne riceve un nuovo impulso.
E’ Giovanni Morello, presidente del Comitato scientifico del Congresso Eucaristico e curatore della mostra, ad illustrarne i contenuti sottolineando motivi di particolare rilievo, cominciando dalle opere di sommi artisti come Raffaello e Tiepolo, Rubens e Tiziano e dai prestigiosi musei prestatori. Cita anche la copia d’epoca del “Cenacolo” leonardesco di Cesare Magni, che presenta i colori originari andati perduti nei secoli, il grande arazzo di Rubens proveniente dal Vaticano, il gruppo scultoreo sull’“Ultima Cena” a grandezza naturale, esposto per la prima volta fuori Saronno.
Il tema della “Mensa del Signore” è collegato alla scrittura evangelica in tre momenti: il primo è l’atteggiamento degli Apostoli si interrogano sull’accaduto, il secondo l’Eucarestia, il terzo la comunione degli Apostoli, che non si ritrova in modo esplicito nei Vangeli, ma oltre a ispirare gli artisti dopo il Concilio di Trento diventò “una catechesi visiva per il popolo, Gesù stesso si consegnava così ai fedeli”. Dopo questi temi – e il dipinto di Tiepolo “è uno dei più belli del grande artista” – la mostra si allarga alla Comunione degli Apostoli per concludersi con un salto nella modernità, su opere che mostrano come l’Ultima cena ispiri anche artisti contemporanei.
Per questo è “una mostra di prima grandezza, una partenza di livello straordinario per il nuovo spazio della Mole Vanvitelliana che ospiterà in futuro mostre di grande prestigio e valore artistico”.
Dopo queste parole Morello ha guidato l’anteprima della mostra in attesa dell’inaugurazione ufficiale della serata, illustrando le diverse sezioni con passione unita alla sapienza e competenza. Ne diamo una visione d’insieme con l’immediatezza della rapida visita compiuta esternando le nostre prime sensazioni: in pratica l’emozione dinanzi all’inedita galleria delle “Ultime cene”.

La carrellata delle “Ultime cene” e non solo
Le “Nozze di Cana” aprono l’esposizione con le dimensioni gigantesche di due dipinti lunghi 9 e 8 metri e di altezza dai 3,5 ai 5 metri, che solo i grandi spazi della Mole Vanvitelliana hanno potuto accogliere: il primo è del 1622, opera del Padovanino, il secondo del 1732, di Nicola Maria Rossi; la chiudono le Allegorie eucaristiche della Visione di San Bernardo, 1645,del Grechetto e il Miracolo del corporale, fine XVIII secolo, di Andrea Sacchi, dalla cattedrale di Macerata.
Una sezione spettacolare è la carrellata nell’arte delle Ultime cene, con le visioni del tutto personali di tanti pittori. Colpisce la varietà con cui viene raffigurata un’icona del Cristianesimo consegnata all’ammirazione universale per la profondità dei sentimenti. Diverse le posizioni degli Apostoli, non sempre allineati lungo la tavola, e non sempre pensierosi e forse presaghi, anzi in qualche dipinto si affollano come per festeggiare insieme al Cristo. E la tavolata? Si va dalle più frugali senza cibi né suppellettili, a quelle che al contrario presentano vassoi colmi di selvaggina; tra questi estremi il semplice pane posto dinanzi a ognuno degli Apostoli. Uno spettacolo metterle a confronto cercando di carpire i segreti di queste diverse modalità espressive dell’evento evangelico.
E’ una carrellata che lascia senza fiato: vediamo le opere di Luca Signorelli e dell’Empoli provenienti da Firenze, quelle di Tintoretto da Venezia e di Tiziano da Urbino. E poi di Tiepolo la Comunione di santa Luciache viene da Venezia, tema che ritroviamo in un dipinto di Giacomo Giorgetti; ecco la Comunione degli Apostoli di Palmezzano da Forlì, e la Processione del SS. Sacramento di Guido Cagnacci.
Il dipinto di Cesare Magni con la copia del Cenacolo di Leonardo, 1520 circa, apre l’omaggio a Leonardo, i colori sono più brillanti di quelli dell’opera presa a “modello” come ci è pervenuta. Dal piccolo al grande, anzi al grandioso l’omaggio prosegue con l’arazzo sul Cenacolo, del 1780. che occupa un’intera parete; è della manifattura di San Michele a Ripa, copia settecentesca di un altro arazzo vaticano coevo, le figure sono impreziosite dai ricami elaborati fino a sembrare in rilievo.
Ben più che in rilievo il Cenacolo di Andrea da Milano e Alberto da Lodi, un grande gruppo scultoreo ligneo, del 1528-32, la grandezza naturale delle figure sembra quasi invitare ad entrare nella tavolata e partecipare al momento simbolico della comunione con il pane e il vino.
Un altro arazzo spettacolare, di un sommo artista, è Istituzione dell’Eucaristia, 1632-50,di Rubens, non più la tavolata ma un tavolino semicoperto dagli Apostoli che si affollano intorno a Cristo; tema anche di un’opera di fine ‘500 di Federico Barocci. Piccolo e delicato La carità di Raffaello, dalla Deposizione Baglione. Lungo oltre 8 metri per 4 di altezza è l’arazzo del XV secolo della Manifattura di Tournai,Scene della Passione, una parete coperta da fili d’oro tessuti.

Abbiamo spigolato fior da fiore, ma per dare un’idea dei 60 dipinti esposti ci sarebbe ancora tanto da dire sul loro contenuto e valore artistico; aggiungiamo solo che la modernità del XX secolo è espressa dal cartone con Angelo eucaristico di Carlo Mattioli, da due Cena in Emmaus di Ardengo Soffici e Franco Gentilini, dall’Ultima Cena di Ivo Dulcic e dalla Porta di Tabernacolo, 1951,di Georges Rouault. Il dipinto più recente è del 2007: Gesù Cristo, Ultima Cena,di Spoerri.
E non finisce qui, perché sono esposti ben 50 strumenti di culto delle diocesi marchigiane, collezioni di oggetti liturgici, molti inviati dai papi. Notiamo calici artisticamente lavorati, e decorati con figure a sbalzo, di argentieri napoletani e orafi romani del ‘600, e di artisti della prima metà del ‘700 come Achen, Borroni e Arrighi. Quest’ultimo firma anche un ostensorio, mentre altri ostensori raggiati, dello stesso periodo, sono di Troni e Migliè, Piani e Petroncelli. Vi sono delle pissidi finemente lavorate, tra cui una cilindrica con scene del Nuovo Testamento, opera di maestranze bizantine, e un calice dal quale emerge Cristo in una Pietà molto particolare.
Il “clou” è il Tabernacolo eucaristico di Bonconte de’ Bonconti, altometri 1,25, in bronzo, argento e smalto, del 1554, realizzato secondo i dettami per i rituali Eucaristici del Concilio di Trento del 1545-63; viene dalla cappella del Sacramento della cattedrale di Camerino dove risulta inventariato nel 1720, è pervenuto alla collezione privata di noti antiquari dopo molte peripezie.
Gli oggetti liturgici - e questi sono di grande pregio artistico – fanno parte della nostra storia civile e religiosa e della memoria personale, e vengono presentati dalla mostra, insieme ai capolavori di grandi pittori, come precisi riferimenti del Congresso Eucaristico che si propone di portare la società civile ad una riflessione su temi che non sono solo confessionali ma anche profondamente umani. Crediamo che aiutino questa riflessione perché il linguaggio dell’arte penetra nell’anima.
Ph: Le immagini sono state riprese il 2 settembre 2011 nella presentazione della mostra alla Mole Vanvitelliana da Romano Maria Levante: le opere singole sono, rispettivamente, il gruppo scultoreo ligneo “Cenacolo” di Andrea da Milano e Alberto da Lodi, l’arazzo “Scene della passione” della Manifattura di Tournai e i dipinti “Comunione di santa Lucia” di Tiepolo e “Porta di Tabernacolo” di Georges Rouault. Si ringraziano gli organizzatori e i titolari dei diritti.

Lascia un Commento