Chiusa la mostra sull’arte di Eva Fisher

Ieri (27 dicembre 2009), nel giorno di chiusura, abbiamo visitato la mostra dedicata alle opere di Eva Fisher, curata da Antonella Ventura presso l’Area Archeologica del Palazzo dei Capitani a Ascoli Piceno. Il titolo significativo era: “Per non dimenticare”.

Ultima rappresentante della Scuola Romana del dopoguerra, la Fisher usa i colori per cogliere sequenze di vita e trasmetterle in diretta. Il visitatore se ne nutre e avverte la propria memoria accresciuta da tale esperienza. Perché è proprio la memoria il materiale vivo e incandescente che sostanzia la pittura dell’artista. Ogni suo intervento è intriso di un patrimonio culturale enorme, frutto di scambi profondi tra l’incanto struggente di luoghi perduti d’oriente e le dotte frequentazioni mitteleuropee.

Espressive e taglienti, come pennelli che tagliano su una tela che parla, le opere della Fisher rappresentano lo spaccato di una realtà perduta, dove emergono ipotesi di spazi conservativi sempre in funzione dell’uomo. Si può parlare quasi di “letteratura pittorica”, in quanto vengono raccontate, attraverso frammenti, storie di umanità diverse e pure ugualmente ricche di lirismo. Questo è chiaro sia nei dipinti, sia nelle opere calcografiche, delle quali la Fisher è maestra indiscussa.

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