Omaggio ad Albert Camus, scomparso 50 anni fa

Il 4 gennaio 1960 moriva in un incidente stradale, all’età di 46 anni, il premio nobel per la letteratura Albert Camus.

Mi piace dedicare questo inizio d’anno a un grande scrittore morto esattamente 50 anni fa, Albert Camus. Premio Nobel nel ’57, frequentò molti mezzi espressivi: il romanzo, il teatro, il saggio. Ma ciò che più conta è la sua capacità di trattare due grandi temi dell’animo umano: l’assurdo e la rivolta.

Suo è il ribaltamento della famosa locuzione cartesiana: “Mi rivolto, dunque sono”. Ma straordinario è anche il suo vitalismo, il desiderio, tutto mediterraneo, di sole e di mare. L’assurdità della vita non è affatto per lui motivo di depressione, anzi, è spinta ulteriore verso il desiderio. “Chi ha paura di godere è uno stupido” diceva.

Il non-senso della vita si trasforma, in Camus, in volontà di rivolta, contro il destino cieco, in una espansione di libertà. La vera libertà, dunque, è creazione, umile e fiera al tempo stesso. Libertà di creare sempre nuove domande, anche se le risposte non esistono, anche se l’inquietudine vince. Ma sarà pur sempre un’inquietudine “alta”, sinonimo di forza creatrice, al contrario di quella “bassa”, sinonimo di meschinità.

E meschinità è quella dei vincitori, che sono sempre apparsi a Camus ripugnanti. Perché solo nella vittoria, ottenuta ammazzando e sottomettendo, essi rappresentano qualcosa, altrimenti sono delle nullità. Invece, esiste un’altra razza di uomini. Che ci aiuta a respirare. Sono quegli uomini che pongono la propria libertà solo nella libertà e nella felicità di tutti. Costoro, pur nella sconfitta, trovano comunque le ragioni per vivere e per amare. Essi, anche se vinti, non saranno mai soli.

Un commento

  • gino troli scrive:

    Lucilio mi sorprende sempre.Con la sua idea di inaugurare questo tetragono 2010 con un ricordo di Camus ha subito posto questo anno nell’egida di un santo laico,ucciso dal simbolo della società che egli voleva ribaltare con la rivolta.Diciamo una sorta di alter ego intellettuale di queell’altro mito del sacrificio individuale alle contraddizioni del mondo umano che fu James Dean. Io ho sempre visto nei temi letterari di Camus il proseguimento logico della meditazione leopardiana finale, quella de “La Ginestra” per intenderci,che rimuove totalmente ogni lettura in chiave nichilistica del marchigiano e lo inserisce, con grande anticipo nella grande stagione novecentesca che si muove, come si mosse Camus, tra decadentismo attivo e esistenzialismo dubbioso.” Il mito di Sisifo” comincia dove Leopardi aveva finito,questo è l’incipit”Vi è solo un problema filosofico veramente serio:quello del suicidio”.Leggetelo questo libro imperdibile (lo ha ripubblicato Bompiani a pochi euro) e capirete la forza della presenza di Camus,nonostante che quell’invidioso di Sarte lo definisse “filosofo da quinto liceo” ,ma in verità lo fece perché la chiarezza dell’amico lui non l’avrebbe mai raggiunta,e se siete giovani, scoprirete un libro indimenticabile come pochi altri.Una frase per tutte, utile in questo calderone presente dove nessuno ha coraggio più di nulla.”E’ con durezza che bisogna parlare e,se necessario,con il conveniente sprezzo”.
    Sì, Lucilio, battezziamo così il 2010.

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