La rivista Smerilliana a quota dieci

È appena uscito il decimo numero di “Smerilliana – luogo di civiltà poetiche”, diretta da Enrico D’Angelo, coadiuvato da Alessandro Centinaro, Mariella De Santis e Antonio Tricomi.

Il volume si apre “in limine” con una poesia di Kunvar Narayan, tradotta dall’hindi da Roberta Sequi, che mi piace riportare perché dà il tono di tutta la rivista.

Molto può dare la poesia
perché molto può essere la poesia
nella vita
se le diamo spazio
come gli alberi danno spazio ai fiori
come la notte dà spazio alle stelle

possiamo riservarle
dentro di noi da qualche parte
un angolo
dove tra terra e cielo
dove tra uomo e Dio la distanza
sia minima.

Certo, se uno vuole, può vivere
una vita del tutto priva di poesia
può amare
di un amore privo di poesia.

Ecco, gli uomini (e gli animali) di tutti i tempi compiono da sempre le stesse pochissime azioni che servono loro per campare e per addolcirsi la vita: mangiare, giocare, fare sesso, dormire e poco altro. Forse la poesia, intesa come pratica intorno alla parola scritta, intesa in senso allargato come lettura degli autori che nei secoli si sono presi la responsabilità di “dire” il mondo, forse solo la poesia, dicevo, può abbreviare la distanza tra terra e cielo, come scrive Narayan. Può, se le diamo spazio, dare quel qualcosa in più, come gli alberi con i fiori e la notte con le stelle.

E “Smerilliana” costituisce proprio quel “dare spazio” alla poesia che, aderente alla terra come nessun’altra cosa al mondo, liberandoci da incantesimi e trascendenze, come fa Prospero con Ariel, può dare alla nostra vita veramente un respiro maggiore.

Smerilliana esce per le Edizioni Lìbrati di Ascoli Piceno.

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