Il nuovo numero della rivista Istmi, dedicato al poeta Giovanni Giudici

AGENDA 1960 e altri inediti” è il titolo dell’ultimo numero doppio della rivista Istmi – Tracce di vita letteraria, curata da Eugenio De Signoribus, Enrico Capodaglio e Feliciano Paoli; con la collaborazione editoriale della Biblioteca Comunale di Urbania.

Per tutta la sua vita, Giovanni Giudici ha riempito quaderni con le proprie riflessioni sulla vita e sul mondo. Appuntava pensieri riguardanti il proprio lavoro, le letture, gli studi; ma anche la società, la morale e i fatti che accadevano. Naturalmente la poesia è stata fin da subito l’argomento preferito.

O forse sarebbe meglio dire: lo sguardo poetico sulla realtà caratterizza tutti pensieri contenuti in tali appunti. Il numero doppio, 23-24, di Istmi pubblica l’agenda dell’anno 1960. L’amicizia e il legame culturale con Franco Fortini, Giacomo Noventa e molti altri; la collocazione politica; la riflessione sul cinema e sui mass-media, oltreché naturalmente sulle nuove uscite letterarie, sono i contenuti principali dell’Agenda. Ci piace riportarne un passo, estremamente attuale e ricco di spunti interessanti: “Tentare un’analisi degli snobs – i miei più autentici e istintivi avversari. Anzi è così che in genere li riconosco. Ciò che è disperatamente e desolatamente semplice suscita il loro disprezzo; quando a questa disperata e desolata semplicità si accompagna – in un loro prossimo – anche una qualche luce intellettuale, immediatamente si sentono giudicati e passano al contrattacco.

Il loro contrattacco è, socialmente e nel contesto attuale, destinato al sicuro successo: la loro parte è sempre dalla parte del più forte. Il loro apparente distacco, la loro apparente eccezionalità sono alibi alla condizione assunta; e nello stesso tempo la obiettiva distanza che li separa dagli autentici dominatori – di cui sono servi compiacenti o al più critici innocui. La posizione dello snob è in qualche modo analoga alla posizione paternalistica: in questa è il padrone che “va verso il popolo” e in questo suo “andare” presuppone e sottolinea che una distanza c’è, ci deve essere e resta; nella posizione dello snob è un andare verso il potente mascherando sotto una veste di raffinatezza la distanza incolmabile che, rispetto al potente, fa dello snob un servo.”

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