Riflessioni dopo l’omicidio di Brenda, il trans coinvolto nella vicenda Marrazzo

Avevo scritto questo articolo molto tempo fa. Ora, dopo l’omicidio della trans Brenda, mi pare quanto mai giusto proporlo ai lettori di MarcheCultura.

AUTOPSIA DI UN CRIMINE
di Lucilio Santoni

Tenterò di dare una spiegazione alla famosa, ancorché disperata frase di Pier Paolo Pasolini: “Io so, ma non ho le prove”.

Ogni crimine, che potremmo definire politico, è il risultato finale di un effetto domino. È l’ultima tessera che cade dopo che qualcuno, molto tempo prima in un luogo molto lontano, ha colpito la prima con una leggera spinta. Infatti, è illusorio pensare che tali crimini si esauriscano con l’eventuale individuazione di un mandante, un esecutore e una vittima. È vero che vengono spesso liquidati così, poiché questo è uno schema semplice, che fa presa nelle menti semplici, pigre e bisognose di rassicurazioni. Ma la realtà è un’altra.

Per creare un grande effetto domino, sono necessari principalmente due elementi. Il primo è il denaro, in grande quantità, e non potrebbe non essere così. Proveniente da fondi neri di varia origine, banche complici e traffici mafiosi. Il secondo è costituito dalle informazioni. Provenienti da servizi segreti, più o meno deviati, apparati di intelligence, logge massoniche ecc.

In definitiva, funziona come segue: per colpire l’elemento z, è sufficiente conoscere tutta la catena a, b … x, y degli elementi ostili a z e attivarla mediante afflussi di denaro che rendono tutti gli elementi intermedi forti a tal punto da sviluppare e canalizzare il proprio odio in un progetto operativo. A questo punto il gioco è fatto. Nessuno più potrà, dalla distruzione di z (che può essere un presidente, oppure due torri, oppure un giornalista, oppure una trans), risalire a chi aveva innescato a.

Ma non è tutto.

C’è un altro fattore che favorisce, in genere, la buona riuscita dell’azione a catena fino al colpo finale: l’opinione pubblica. Quest’ultima, in fondo in fondo, è connivente con quei crimini, perché ne condivide i presupposti e le conseguenze. E pertanto crea un cuscinetto “culturale” morbido e adatto affinché quelle tessere che cadono, fino all’ultima che costituisce l’obiettivo, non facciano troppo rumore e vengano seppellite in fretta.

A chi, come noi, vive ai margini dei grandi giochi di potere, resta un compito: quello di tentare di capirci qualcosa. Per evitare di essere conniventi, in primo luogo, e anche per evitare di essere usati come inconsapevoli pedine. Un compito arduo e faticoso, perché la strada è irta di difficoltà. Una ricerca disperata della verità che sfugge. Ma in ogni caso questo è il compito, anche se non avremo mai le prove.

4 commenti

  • Antonio Sterpi scrive:

    La storia di Brenda ci riporta inevitabilmente a tante altre storie italiane di cui si sono perse le pagini finali. Siamo gli spettatori di fatti più grandi di noi, orchestrati dai cosidetti poteri forti, nel campo politico e finanziario, per i quali, tra legalità e illegalità non esiste confine. Sono altresì sconcertato di come si possa portare la morte di un trans a un livello spettacolare dove chi è più bravo a scavare nel torbido vince la battaglia dell’odiens. Povera Brenda neanche da morta sei considerata un essere umano

  • antonella roncarolo scrive:

    mi associo a Marco, quello che sconvolge è l’incapacità della gente di Indignarsi. Nel suo ultimo libro Philip Roth la definisce la parola più bella del vocabolario. Da quello della lingua italiana è invece scomparsa.

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