Scuola superiore: Annalinda Pasquali commenta la riforma
Scritto da Simona del Gran Mastro il 4 marzo 2010
“Una riforma epocale”. Una riflessione sulla scuola, in vista dell’ennesima riforma dele superiori, fatta dall’Assessore alla Cultura Annalinda Pasquali, insegnante e operatrice culturale.
Entro il 27 marzo cinquemila ragazzi dovranno scegliere la scuola secondaria superiore, ma ancora il Ministero non ha fornito i decreti attuativi della riforma né le informazioni necessarie sulle sedi dei nuovi corsi di studio.
Quali cambiamenti “epocali”, così come definiti dai Ministri Gelmini e Tremonti, si possono mettere in atto senza indicazioni, senza direttive e senza risorse? Come informare i giovani e le famiglie sul percorso di studi da intraprendere se ancora la riforma manca di un contenuto?
Ecco alcuni degli interrogativi che la docente, nonché Assessore alla Cultura del Comune di Porto Sant’Elpidio, Annalinda Pasquali si pone e come lei tutti coloro che sono sensibili al problema scuola, al futuro dei ragazzi e di conseguenza al futuro del Paese.
Continua la Pasquali: “La riforma prevede l’insegnamento in lingua inglese di una disciplina scientifica, ma quanti saranno i docenti in grado, nel prossimo anno scolastico, di esprimersi in un inglese accettabile per lezioni di scienze, fisica, astronomia e chimica? Si è parlato di un taglio di quattro ore settimanali negli Istituti Tecnici e Professionali, ma in quali discipline saranno effettuati e con quali criteri? Gli Istituti Professionali verranno accorpati con gli indirizzi legati al territorio, all’artigianato locale e alla produzione di qualità, ma allora che fine fanno gli intenti governativi di valorizzazione della qualità artigiana locale e del Made in Italy? E l’occupazione?”.
È molto critica la Pasquali; lamenta troppo silenzio su un settore tanto importante per la vita individuale, sociale, culturale e produttiva del Paese.
I ragazzi e le famiglie dovrebbero avere tempo sufficiente per capire la riforma, eventualmente porre interrogativi e poi infine decidere la via da intraprendere in piena consapevolezza, ma manca meno di un mese al 27 marzo. Se il Ministero non promuove un orientamento sui nuovi corsi di studio, non verrà meno la tutela della libera scelta? Aggiunge la Pasquali: “Questo significa non avere coscienza della portata dei cambiamenti prodotti, né delle loro conseguenze nella scuola pubblica e nella società. È necessario fornire alle famiglie e ai giovani gli strumenti per una scelta informata e consapevole. È fondamentale dare centralità all’istruzione e alla formazione. Occorre investire nella didattica, nella ricerca e nell’innovazione”.
Peccato che il Ministro Tremonti non sia dello stesso avviso! “Bisognerà tagliare ancora!”, dice, nonostante i già 10.300 posti che andranno a diminuire negli Istituti tecnici, i 4.300 nei professionali e “solo” i 2.500 nei licei, in seguito ai tagli di ore e agli accorpamenti.
L’Assessore suggerisce un paragone per comprendere meglio la condizione fumosa in cui potrebbero trovarsi le famiglie e i ragazzi al momento della scelta della scuola superiore: “Immaginate il proprietario di un calzaturificio che cambia dall’oggi al domani l’organizzazione dell’orario, dei materiali e dei modelli, non rinnova il contratto a numerosi suoi addetti e non dà indicazioni operative ai dipendenti che restano; o un artigiano che si immette nel mercato con un nuovo prodotto senza averlo debitamente pubblicizzato. Non è sufficiente”, continua l’Assessore, “che il Ministro Gelmini proponga con ottimismo la semplificazione degli indirizzi, senza chiarire dove saranno, senza parlare dei tagli al personale e alle risorse”.
“Quale riforma della scuola ha prodotto il Ministero dell’Istruzione se la condizione dei docenti resta uguale a prima, se vengono tagliati o accorpati gli insegnamenti e, di conseguenza, tagliate le cattedre? Che riforma della scuola è se non si conoscono i decreti attuativi e non vengono messi al corrente i cittadini?”. La Pasquali avanza un sospetto sul prolungato silenzio del Ministero: “In vista delle prossime regionali di marzo, non parlare di riforma della scuola è l’ennesima strategia pre-elettorale del centro-destra? Se teme l’impopolarità della riforma? Si temono le possibili ritorsioni dei migliaia di insegnanti che non vedranno riconfermato il contratto?”.
Un commento
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Sono perfettamente d’accordo con la collega, io in qualità di docente di italiano alla scuola secondaria di primo grado sarei tenuta a fare in questo periodo ORIENTAMENTO ai miei alunni per la scelta della scuola secondaria, attività sempre svolta con grande zelo ed interesse negli anni precedenti quando eravamo almeno in grado di chiarire qualche dubbio ai ragazzi sulle diverse tipologie di scuole; ma quale orientamento possiamo mai svolgere ora se i primi ad essere disorientati sono coloro i quali propongono questi tagli che ci spacciano per riforma?
prof.ssa Cinti Marianna