Fiabe e leggende delle Marche recuperate da Antonio De Signoribus

Fiabe delle Marche

LE FAVOLE DI ANTONIO DE SIGNORIBUS: LA STORIA DELLA NOSTRA REGIONE ATTRAVERSO LE STORIE DI CONTADINI FURBI E RE CREDULONI E SPIETATI

Sono stata una bambina felice, cresciuta tra la voci delle persone che mi raccontavano le favole più belle. Da quelle classiche di mia madre, la mia preferita era Raperonzolo dalle lunghe trecce bionde rinchiusa nella torre, quelle paurose di sgrassatori e lupi mannari di Zio Amleto, a quelle di mio padre che parlavano di viaggi e avventure che non terminavano mai.

La mia passione per le fiabe è rimasta invariata, tanto che mi piace scriverle e ancor di più leggerle. Ho acquistato moltissimi libri di leggende popolari soprattutto di montagna e di mare, ma spesso non mi sono piaciute. Ho trovato storie complicate con un numero di personaggi troppo elevato che toglieva fluidità alla storia. Spesso poi l’autore è portato a scrivere le leggende in maniera sciatta e poco letteraria come se il pubblico a cui è diretto non fosse in grado di comprenderne il linguaggio.

Mi sono avvicinata al libro di Antonio De Signoribus “Fiabe e leggende delle Marche – Alla scoperta di un mondo misterioso e sommerso dove passato e presente si fondono fino a diventare una cosa sola” edito dalla Newton Compton Editori nella collana “Tradizioni Italiane Newton”, con grande fiducia conoscendo da anni lo scrittore e apprezzando la sua passione per la ricerca della fiaba popolare che ha studiato in chiave filosofica, psicoanalitica e antropologica. Il timore di trovarmi, però, di fronte alla solita disordinata raccolta non mi ha abbandonato, finchè non ho affrontato la lettura delle prime storie.

Antonio De SIgnoribus ha suddiviso le fiabe, frutto delle ricerche di una vita di studi, in otto “capitoli” che raccolgono gli archetipi delle favole popolari l’astuzia, la stupità, la comicità, i re, i figli di re, gli eroi, i misteri, i tesori.

Questa divisione dona un grande respiro al lettore che trova all’interno di ogni settore il percorso storico, sociale e letterario della storia.

Inoltre lo stile e il linguaggio utilizzati dallo scrittore sono curati e sfrondati dalle tante espressioni che sono legate solo allo stile orale. In molti casi si ha la forte sensazione, confermata poi dall’autore, che nel riportare la storia, l’autore abbia voluto riscriverla completamente per evidenziare quell’angolo dell’inquadratura capace di evocare le sensazioni di paura, stupore o ribrezzo tanto amate dai bambini di tutte le età.

Nel mondo incantato della fantasia raccontato da De Signoribus gli uomini cercano la speranza di un mondo più vivibile, se quel mondo potesse essere modificato anche solo per pochi momenti.

Le sue fiabe e le sue leggende sono un intreccio di realtà e fantasia con poca magia e molta astuzia. Sono la spiegazione fantastica di fenomeni naturali, la trasformazione di fatti reali in miti e leggende. Sono il racconto di arguzie per ottenere una vittoria, di trovate sagaci per aggirare ostacoli. In fondo si possono considerare il frutto di secoli di asservimento a dominatori come fossero un racconto degli espedienti per recuperare in parte la libertà perduta.

Nel suo complesso le favole e leggende di questo libro formano un filone letterario con proprie caratteristiche e regole: esse hanno sempre gli stessi protagonisti perché le vicende da rappresentare sono sempre uguali nel loro schema portante, gli stessi ritmi della vita dell’uomo nel suo divenire, le stesse suggestioni dell’immaginario collettivo.

Non ha alcuna importanza collocare il racconto nel tempo, essenziali sono il luogo e la natura dell’essere: gli abitatori del mondo raccontato in questo libro vivono nelle parole di chi narra ed esistono reali nel pensiero di chi ascolta.

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