Opinione pubblica e democrazia
Scritto da Maria Teresa Rosini il 26 novembre 2009
Opinione pubblica e nuove forme di comunicazione politica – (seconda parte)
La complessità crescente dei problemi che investono oggi la politica a causa dell’ interdipendenza globale dei fenomeni economici, culturali, ambientali e sociali e la perdita di visioni complessive del mondo ordinate da valori e principi comuni (ideologie), aggrava l’incapacità dei soggetti (individui o collettività) di assumere consapevolezza dei problemi in campo e delle soluzioni prospettate in rapporto agli interessi dei singoli individui e delle società.
Quelli relativi all’accesso alle informazioni e alle forme della comunicazione politica diventano quindi i nodi centrali nella prospettiva della realizzazione di una reale democrazia nelle società contemporanee.
Se un tempo la mediazione degli interessi e dei conflitti sociali si compiva attraverso l’azione delle organizzazioni politiche e dei loro processi di selezione interna, negli ultimi decenni abbiamo assistito, a fronte di una marginalizzazione e ridimensionamento del ruolo dei partiti e delle loro ideologie di riferimento, all’utilizzo sempre più spregiudicato dei mezzi di informazione di massa nel condizionare le scelte dell’elettorato.
La spettacolarizzazione e personalizzazione della politica con la trasposizione delle categorie del marketing commerciale all’interno del meccanismo di domanda-offerta di informazione è la condizione attuale da tutti percepibile.
Alla domanda di visibilità proveniente dalla classe politica corrisponde inoltre, simmetricamente, l’offerta di un giornalismo d’informazione interessato, sia a livello di stampa che di media mainstream, a costruire il successo (raccolta di pubblicità) o solo la sopravvivenza, di testate e trasmissioni non disdegnando il ricorso all’utilizzo di scandali, gaffes, fallimenti politici nonché all’altalena delle schermaglie tattiche quotidiane delle parti politiche in conflitto.
La contaminazione di genere tra trasmissioni di informazione e talk show di intrattenimento, definita infotainment, che ne è un prodotto, è determinata dall’ utilizzo di canali inusuali come strumenti comunicativi atti ad aumentare la visibilità di personaggi politici e istituzionali e a favorire la trasmissione di messaggi trasversali con lo scopo di influenzare il “clima di opinione”.
Sono quindi ancore le categorie dell’economia e i gruppi di potere da essa determinati a orientare gli sviluppi, seppure in forme differenti, del rapporto tra opinione pubblica e informazione.
Informare davvero il pubblico, non sembra essere l’obiettivo primario né di coloro che “fanno” l’informazione, né di coloro che sono chiamati a rendere conto, ad esplicitare e chiarire il senso delle proprie posizioni politiche.
La conseguenza unanimemente lamentata è il prodursi di un pubblico scettico e disincantato, poco incline a perseguire una maggiore consapevolezza delle scelte e delle opzioni politiche in campo, e che percepisce con sempre maggior disagio l’autoreferenzialità di una classe politica che valuta con fastidio la possibilità di un confronto aperto con i propri elettori preferendo invece blandirli e estorcerne il consenso attraverso l’utilizzo di forme di comunicazione mutuate dalla pubblicità.
Lascia un Commento