“Parola di poeta”, a Bologna per poetare sulla realtà
Scritto da redazione il 1 aprile 2010
Nei giorni 14, 21 e 28 aprile, presso la Libreria Irnerio di Bologna, nove giovani poeti si incontreranno per discutere e fare poesia
Anche per l’edizione 2010, la Libreria Irnerio di Bologna ospiterà Parola di poeta, una quermesse che vuole dar voce ai giovani poeti per far sì attraverso rime, versi e figure retoriche, possano esporre la loro visione della realtà. La rassegna si aprirà mercoledì 14 aprile e si ripeterà nei due mercoledì successivi, il 21 e il 28 aprile, dalle ore 18.00.
Le tre serate sono organizzate da Guido Monti, giovane poeta originario di San Benedetto del Tronto, autore di una raccolta di poesie dal titolo “Millenario Inverno”.
Interverranno Mimmo Cangiano, Rossella Renzi e Luca Ariano nella serata di mercoledì 14 aprile; Stefano Leoni, Francesca Serragnoli e Bibiana La Rovere, mercoledì 21; Evelina De Signoribus, Gilda Policastro e Valerio Grutt, mercoledì 28.
Guido Monti vuole contrapporre la parola poetica alla parola comunemente detta o scritta. “Nella società dell’approssimazione linguistica, del kitsch esasperato, dello zapping nevrotico mass mediologico, dell’homo videns, … la parola precisa, la parola che non vuole consolarci ma porci davanti al ‘reale veramente assoluto’, la parola che non vuole adularci, la parola che non è istrionica, che ci invita perentoriamente a cambiare dopo averla ‘sentita’, è ancora la parola più antica e mirabilmente più nuova: quella poetica”.
Ebbene sì! A detta di Guido Monti, quella che per lungo tempo è stata considerata come una lingua ambigua e ambivalente, in realtà non lo è. Al contrario, la lingua che parliamo e scriviamo si maschera di falsità e incomprensibilità in quanto specchio di un mondo superficiale ed effimero.
Attingendo a quello che Giovanni Sartori ha scritto sul suo libro “Homo videns”, uscito nel 2000 per Laterza, si può a ragione affermare che stiamo vivendo un periodo in cui la televisione detta leggi e mode, in cui il visibile viene preferito all’intelligibile, in cui la mostra delle incapacità diventa fonte di successo, in cui fa scuola Wilde con il suo “nel bene o nel male, purché se ne parli” .
Dice Gianni Scalia nel suo ultimo libro “Accademico di nessuna accademia” che “non c’è bisogno di nessun linguaggio poetico per praticare l’ambiguità o l’ambivalenza”.
Guido Monti, con la collaborazione dei nove poeti, così distanti tra loro per tono, visione e approccio al vissuto, eleva la poesia, e qualsiasi altra forma d’arte, a lingua di verità, di discussione, di confronto e conoscenza.
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