A Grottammare L’Edipo Re di Sofocle, Calenda e Branciaroli

La tragedia di Sofocle cattura un Teatro delle Energie pieno

Dalla collaborazione del Teatro de Gli Incamminati, del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia e del Teatro di Messina, è stato rappresentato martedì 6 aprile sul palco delle Energie, l’Edipo Re. Il regista Antonio Calenda ha optato per un cast di soli uomini, tra cui spiccava Franco Branciaroli, uno dei migliori attori teatrali oggi in Italia. Considerevole anche l’interpretazione degli altri attori, nelle persone di Giancarlo Cortesi, Emanuele Fortunati, Gianfranco Quero, Alfonso Veneroso, Livio Bisignano, Tino Calabrò, Angelo Campolo, Oreste de Pasquale, Filippo de Toro e Luca Fiorino.

Il tema centrale della tragedia sofoclea è il conflitto tra predestinazione e libertà, volontà divina e responsabilità individuale, insomma, il sempre vecchio e nuovo mistero del libero arbitrio.

Sofocle scrisse la tragedia molto probabilmente intorno al 430 a.C. Racconta la storia di Edipo che succede, sul trono di Tebe, a Laio, ucciso da alcuni banditi; ne sposa la moglie, la regina Giocasta, dalla quale avrà quattro figli. In seguito a una violenta pestilenza che colpisce Tebe, Edipo si rivolge all’Oracolo di Delfi che suggerisce di scoprire l’assassino di Laio per liberare la città dal morbo. Edipo chiede aiuto a Tiresia, l’indovino cieco, per conoscere l’identità dell’assassino. Per una concomitanza di fatti imprevedibili, si viene a sapere che Edipo è figlio e assassino di Laio e sposo di sua madre Giocasta. Faccia a faccia con la verità, Edipo non riesce a sostenere il confronto e, sul corpo della moglie-madre suicida, si autocondanna accecandosi e scegliendo un eterno esilio.

Il personaggio di Edipo può avere due diverse interpretazioni: nell’una il re viene visto come eroe dell’intelligenza umana perché proteso verso la ricerca della verità a ogni costo; nell’altra, il suo personaggio viene interpretato come individuo superbo che, non accettando i suoi limiti, spinge il desiderio di conoscenza troppo oltre, venendo a contatto con una realtà inaccettabile e per questo, come una sorta di contrappasso, si acceca per aver voluto guardare dove non avrebbe dovuto.

La chiave di lettura scelta da Calenda presenta un Edipo steso su un lettino con accanto una persona che rivolge le spalle al pubblico, seduta su una sedia. Si capirà poi che questa persona è Edipo stesso e che quello a cui il pubblico assiste è la trasposizione del sogno del re che rivive e riscrive il proprio passato. È anche questo il motivo per cui Franco Branciaroli interpreta allo stesso tempo Edipo, Tiresia e Giocasta, lasciando trapelare la sete di conoscenza e il dolore della verità vissute dal re, la profondità dell’indovino e la superficialità trasformata poi in maledizione della regina.

L’Edipo di Branciaroli non cattura subito, inizialmente spiazza lo spettatore che pare trovarsi davanti un personaggio deconcentrato e smemorato per finta, stordito per gioco; ma l’abilità dell’attore, il fascino della tragedia e la mano del regista intrecciano la rete del sicuro successo.

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