L’Annunciazione di Lorenzo Lotto a Recanati e una nota su Carlo Emilio Gadda

Lorenzo Lotto: un grandissimo pittore che ha lasciato importanti tracce nelle Marche. Citato anche dallo scrittore Carlo Emilio Gadda.

Registrato per la prima volta nel 1601 dallo storico locale G.F. Angelita nell’Oratorio della Confraternita di Santa Maria sopra Mercanti di Recanati, una delle più antiche e prestigiose della città, il dipinto fu probabilmente commissionato in occasione del trasferimento della Confraternita nella sede suddetta, avvenuto nel 1533. La tela di medie dimensioni (cm. 166 x 114) costituiva con molta probabilità la principale pala d’altare del piccolo oratorio tutt’ora esistente in città, lungo il corso viario principale. Il dipinto fu poi trasferito nelle collezioni comunali nel 1953.

L’Annunciazione di Recanati, a seguito della riabilitazione dell’artista avvenuta nel XX secolo, è considerata una delle sue opere più amate, soprattutto per l’approccio originale e non retorico a un tema così familiare e diffuso nell’immaginario collettivo. L’opera infatti rappresenta uno dei temi mariani più noti nell’arte occidentale: il momento in cui, seguendo il racconto dal Vangelo di Luca (1,29) Maria Vergine è colta in un momento di vita quotidiana e domestica e, turbata dalle parole del suo visitatore celeste, l’arcangelo Gabriele, riflette sul loro significato. La scena si svolge nella stanza di Maria: in primo piano il leggio in legno nel cui scalino in basso a destra l’artista lascia la sua firma; sullo sfondo il letto con baldacchino e, sulla destra, una mensola corredata da oggetti intrisi di riferimenti simbolici. Sullo sfondo si apre una loggia all’aperto con giardino all’italiana.

Da qui una luce chiara, solare e primaverile entra nella stanza e sembra posarsi su ogni zona e oggetto in maniera talmente naturale da rendere concretamente credibile che il miracolo stia per svolgersi di fronte ai nostri occhi: l’ombra della balaustra di marmo, la sagoma dell’angelo riflessa sul pavimento, la luce dorata che penetra dalla piccola finestra in alto, l’ombra del gatto e più a destra quella di Maria Vergine, i lati più chiari dei mobili e nel contempo il tono ambrato e smorzato e la sottile penombra della zona della stanza vicino al letto, ci restituiscono l’atmosfera silente di una giornata primaverile di ieri e di oggi, senza tempo, dove il sacro si unisce all’umano e la parola evangelica si traduce in realtà di fronte ai nostri occhi, ora come ai mercanti e facoltosi recanatesi del tempo.

In quest’opera il Lotto, tenendo presenti modelli più aulici come, ad esempio, quelli di Tiziano, declina però il soggetto in maniera del tutto personale pur rimanendo fedele al testo evangelico e anzi riuscendo ad interpretarlo e a restituirlo nel significato più profondo. E’ probabile che il Lotto con l’ Annunciazione di Recanati volesse impostare un confronto con il celebre analogo soggetto che Andrea Sansovino scolpì nel 1521 in marmo in una delle pareti del rivestimento della Santa Casa, tutt’ora visibile. Lotto infatti sembra aver mutuato dall’opera del Sansovino alcuni elementi come la scelta di ritrarre Maria Vergine davanti ad un letto a baldacchino, la presenza del gatto, ma è riuscito a collocarli in un contesto domestico e vero totalmente diversi, dove ognuno degli oggetti mantiene intatto il suo significato e il suo simbolismo: il motivo del letto definisce infatti la stanza come thalamus Virginis (la camera nuziale della Madonna); il giardino ben delimitato allude all’ hortus conclusus di Maria, simbolo della sua purezza; il gatto spaventato va letto come simbolo del male messo in fuga dall’imminente incarnazione.

Accanto a questi elementi, la dettagliata rappresentazione degli oggetti della mensola che compongono una sorta di natura morta – i libri, la candela con il candeliere, il calamaio, gli indumenti di Maria come la cuffietta e lo scialle appesi, la clessidra – sono una testimonianza della conoscenza da parte del Lotto della coeva pittura fiamminga, dell’attenzione tributata ad essa e al realismo quotidiano di cui è espressione.

Nel celebre libro di Carlo Emilio Gadda Quer pasticciaccio brutto de di Via Merulana (1946/ 1947) esiste un preciso riferimento all’ Annunciazione di Lorenzo Lotto di Recanati. In un passo del settimo capitolo infatti l’autore descrive minuziosamente l’espressione del volto di un personaggio che appare all’improvviso al dottor Francesco Ingravallo, alias don Ciccio:…” Il silente e impreveduto apparire di lui dalla scaluccia: un giovane di singolare avvenenza, certo, biondo come un arcangelo, ma senza spada; di ritorno dall’aver dato lancia in Abisso. L’Abisso, quella volta, doveva aver accusato la botta. Una botta da felicitarsene.

Lui aveva nel volto, un volto fermo e pallido un tantino appena zigomato, aveva nello sguardo chiaro e sicuramente azzurro quella sorta di volizione proterva, pressoché isterica, di che un pittore, nelle Marche, s’era studiato (e compiaciuto) perfezionare le note fisionomiche naturali dei celesti volatili: quando li incaricava di certe ambasciate un po’ scabrose. Tale volizione, a metterla in pagina, verrebbe a graficizzarsi nei noti termini: “ Tutto deve andare per il suo verso, che prima d’essere il suo verso è il mio, veduto ch’io sono un arcangelo”.

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