“Ad-dress”: luoghi e tempi della memoria catturati dall’obiettivo di Michela Pozzi
Scritto da Simona del Gran Mastro il 15 aprile 2010
Dal 17 aprile al 23 maggio, allo Sponge Living Space di Pergola, sarà possibile visitare la personale dell’artista Michela Pozzi
L’odore buono della terra, i colori morbidi di vecchie case tinteggiate o i toni più definiti della natura, il gusto di sapori semplici, la sofficità di tessuti colorati; osservando le foto di Michela Pozzi (San Marino, classe ’80), si ha un risveglio di tutti i sensi, non è solo la vista a essere coinvolta. Piccoli quadri raffiguranti spazi dal sapore antico, piccoli racconti straordinariamente poetici, campagne desolate, case in rovina, boschi quasi incantati che intrappolano atmosfere dolci e primordiali; Michela Pozzi riesce a catturare, con il suo obiettivo, luoghi e tempi della memoria da riscoprire e ri-abitare, cullati in una poetica di straordinaria semplicità.
Dopo aver vinto il concorso “Pagine bianche d’autore”, edizione 2008/2009, conquistando così la copertina dell’elenco telefonico della regione Marche, dopo essere arrivata finalista al Premio Celeste 2009 (concorso per la promozione dell’arte contemporanea in Italia) per la sezione fotografia e video, dopo aver partecipato alla 53esima Biennale di Venezia, sabato 17 aprile alle ore 18.00, la Pozzi inaugurerà una mostra fotografica presso gli spazi dello Sponge Living Space di Pergola (PU) (Via Mezzanotte, 84) e contemporaneamente presso Arte in Scacco di Vercelli (Via Morosone, 18).
La mostra, curata da Stefano Verri, potrà essere visitata tutti i giorni su appuntamento e rimarrà in esposizione fino al 23 maggio.
Ad-dress è il titolo della personale dell’artista sanmarinese. Address come “indirizzo”; dress come “vestito”, due elementi che Michela Pozzi trova strettamente collegati. Come un vestito copre e protegge il corpo, così l’indirizzo, o più in generale la casa, è il nido che rassicura e riscalda. La tensione tra il senso materno di fornire protezione e l’angosciante sentirsi indifesi, crea in Michela il bisogno di “abitare” un luogo nel senso di “possederlo”.
Attraverso i suoi scatti, l’artista percorre luoghi e tempi, creando con loro un contatto fisico ed emotivo. Essi diventano parte del suo io e le immagini sviluppate, quadri del suo mondo interiore. Michela riesce ad estendere una rilettura sentimentale dello spazio anche ai cosiddetti non-luoghi, cioè quei posti privi di individualità, ereditati dalla condizione contemporanea: le porte in serie di un condominio, la fila di oblò di una lavanderia a gettoni o i binari di una vecchia ferrovia.
Il lavoro di Michela Pozzi non si limita solo alla fotografia, ma coinvolge anche il video e nei suoi video, la sovrimpressione di vecchi filmati o la ripetizione di gesti quotidiani richiamano in causa la memoria. La “ripetizione” diventa protagonista delle immagini proiettate, perché, come afferma la stessa artista, “la ripetizione è per l’uomo parte dell’essenza”.
Un commento
Lascia un Commento


i colori si fanno presenza, intrecciando sensi e relazioni, in un lavoro dalla delicata capacità empatica.