I “Luoghi del Pensiero” di Rocco Dubbini
Scritto da Cristina Petrelli il 19 aprile 2010
Personale di Rocco Dubbini presso la Galleria Marconi di Cupra Marittima
L’assoluta libertà prende forma. Un calco che riproduce l’unica parte del cervello libera da materia. Presente in ogni individuo, è una zona che acquista un particolare significato se l’operazione viene effettuata sulla mente di un artista. Rocco Dubbini espone in una teca una scultura in acciaio di piccole dimensioni dove la materia si sostituisce allo spazio vuoto, essendo stata ottenuta attraverso la fusione della cavità ventricolare che si estende fino all’acquedotto di Silvio.
Accanto alla scultura viene posto un pannello che consente di individuare precisamente l’area riprodotta, mediante l’immagine di una sezione anatomica del cervello. Il lavoro, proposto dall’artista per la prima volta nel 2006 nell’ambito della sua mostra personale presso “Il Ponte Contemporaneo” di Roma, ha una genesi ancora precedente, risalendo addirittura alla tesi d’Accademia. All’interno del percorso artistico di Rocco Dubbini l’opera viene, dunque, ad assumere un ruolo specifico ribadito e allo stesso tempo ribaltato dall’apposizione del titolo. L’artista sceglie di dare, a quella che cronologicamente si pone come la sua prima opera, il nome di “L’ultima opera”, determinando un limite temporale oltre il quale tutto diventa possibile.
La libertà in forma solida viene a coincidere con l’essenza stessa dell’arte quale espressione superiore svincolata da ogni sudditanza funzionale ed utilitaristica. Non certo accessorio, Rocco Dubbini attribuisce al titolo il valore di intervento artistico autonomo. Condizione esistente anche nella personale presentata alla Galleria Marconi di Cupra Marittima, in corso dal 28 marzo al 25 aprile 2010. La mostra, a cura di Simonetta Angelini, si pone quale terzo ed ultimo appuntamento della seconda edizione della Rassegna Marche Centro d’Arte. Nell’atrio della Galleria, dominato da “L’ultima opera”, l’artista scrive direttamente sul muro: “contenuti di vita riempiono il vuoto di materia esistenziale”, frase evocativa che ha la capacità di innescare molteplici riflessioni, infondendo un’intensità straordinaria agli interventi proposti.
Inizio e fine “L’ultima opera” apre il circuito e nello stesso momento lo chiude, infatti, introduce allo spazio espositivo principale dove l’artista ha creato un’installazione avvalendosi di vecchi caloriferi ormai in disuso e di libri letti, ma è anche l’ultimo elemento visibile prima di uscire dalla Galleria. «L’artista è l’agente attivatore della variazione – scrive Simonetta Angelini nel testo critico – silente, che consente la circolazione e la trasformazione, il mutamento di stato, impercettibile ma inesorabile, dell’energia concentrata. Lo spettatore attinge e consente che il sistema di attivi di nuovo». Siamo di fronte ad una scelta, quella di prendere oggetti d’uso quotidiano, privarli della funzionalità e, attraverso la dislocazione, costituire una relazione forzata fra loro. I caloriferi vengono appesi alle pareti con altezze e posizioni diverse e negli interstizi, gli spazi vuoti esistenti in ogni elemento, vengono collocati dei libri. Se il calorifero diventa una sorta di libreria, i libri vengono posizionati direttamente dall’artista e non possono essere sfogliati ne rimossi.
Entrambi gli oggetti acquisiscono un ruolo diverso e un differente significato proprio in connessione con il luogo dove vengono messi. Lo spazio della Galleria Marconi diventa l’unico ambiente possibile dove tale intervento possa avvenire. Fondamentale è, infatti, il rapporto fra l’artista e il gallerista, una profonda amicizia, così come lo è quello con i frequentatori abituali dello spazio ai quali viene chiesto di prendere parte all’evento consegnando un libro. «I libri che l’artista richiede sono quelli che possiedono un particolare significato e legame con colui che li dona. Quelli che ci accompagnano da una vita, quelli su cui abbiamo trascorso del tempo prezioso, quelli ormai divenuti veri e propri feticci, i libri chiusi che emanano la loro energia». L’artista incarna, con la sua richiesta, l’idea espressa da Federico Garcia Lorca nel “Discorso al paese di Fuente Vaqueros”, recentemente pubblicato dalla Galaad edizioni, dove l’invocazione del grande autore spagnolo è quella di amare e cercare i libri come fossero degli amici: «Perché gli uomini muoiono mentre essi sono vivi ogni giorno di più, perché gli alberi marciscono mentre essi sono eternamente verdi e, infine, perché in qualsiasi momento e a qualsiasi ora possono essere aperti per rispondere a una domanda o per dare un conforto».
Rapporto fra persone e libro che si ripropone in quello fra gli stessi individui e il luogo. Un ambiente che diventa elemento di connessione consentendo di ampliare la riflessione dallo spazio espositivo al territorio marchigiano. Relazione sottolineata dalle tre fotografie collocate all’interno dell’installazione. Immagini in cui i caloriferi sono presenze totemiche che rimandano alle forme archetipiche del cerchio, del quadrato e del triangolo. L’ambiente naturale, caro all’artista anconetano che da tempo vive a Roma, diventa scenario di queste apparizioni. Il calorifero si palesa quale strumento di diffusione di energia cha ha bisogno di una fonte centrale per funzionare; questa è la volontà stessa dell’artista che passa attraverso la scelta di porre in relazione gli oggetti installati. Quando il libro prestato viene accostato al calorifero tutto cambia, è come se avvenisse una mutazione di stato in cui la disposizione data agli oggetti entra in connessione con il vuoto e nello spazio viene a prodursi «energia concentrata in stato di equilibrio» usando le parole della curatrice.
Lo spostamento e la successiva collocazione degli elementi non ne altera la materia, questa conserva intatta tutta la sua storia, così i libri «unità primarie di energia latente – dice Simonetta Angelini – presenze che hanno vita negli interstizi, si fanno medium, suggestione, ossessione, archetipo, relazione, affermazione, traccia. Hanno memoria di parole, di gesti, di occhi addosso, di carta sfogliata, di pensieri e persone, di aspettative, di luoghi percorsi, di derive, di smarrimenti e dimenticanze, di ricordi e tragitti. Recano l’impronta del corpo che hanno accompagnato».
Per approfondire:
http://www.marchecultura.com/00606_rocco-dubbini-in-mostra-alla-galleria-marconi-di-cupra-marittima/
http://www.marchecultura.com/00193_federico-garcia-lorca-libri-e-liberta/
Didascalie della galleria di foto:
- foto di apertura - Rocco Dubbini. Veduta dell’installazione presso la Galleria Marconi di Cupra Marittima
- foto 1 - Rocco Dubbini “L’ultima opera” scultura in acciaio 2006
- foto 2 e 3 – Rocco Dubbini. Particolare dell’installazione presso la Galleria Marconi di Cupra Marittima
- foto 4, 5 e 6 - Rocco Dubbini. Veduta dell’installazione presso la Galleria Marconi di Cupra Marittima
(tutte le foto sono di Marco Biancucci)
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