“La chiarezza enigmatica”: la complessa semplicità di Giuseppe Pontiggia
Scritto da Simona del Gran Mastro il 19 aprile 2010
Con Simone Gambacorta e Roberto Michilli che parlano di Pontiggia si è aperta la XII Settimana della Cultura, che ha avuto inizio venerdì 16 aprile e si chiuderà domenica 25
Prendete un giovane giornalista appassionato del suo lavoro, interessato alla cultura e “specializzato” nelle interviste e prendete un poeta e scrittore ormai sessantenne che, come afferma lui stesso, ha iniziato a scrivere troppo tardi; dal loro incontro è nato “La Chiarezza enigmatica. Conversazione su Giuseppe Pontiggia”, libro edito nel 2009 dalla Galaad Edizioni di Giulianova. Stiamo parlando di Simone Gambacorta e Roberto Michilli, il giornalista e lo scrittore, entrambi legati a Teramo, città in cui vivono, accomunati dalla partecipazione, come giurati, al Premio Teramo e avvicinati da un profondo amore per Giuseppe Pontiggia, maestro indiscusso della letteratura italiana contemporanea e forse, purtroppo, figura poco conosciuta.
Roberto Michilli ha avuto la grande fortuna di conoscere di persona Pontiggia nel ’97, anno in cui vinse il Premio Teramo. In giuria c’era il Maestro e da allora è nata una profonda amicizia, prettamente di natura epistolare.
In occasione dei cinque anni dalla morte di Pontiggia (27 giugno 2003), Simone Gambacorta ha proposto un’intervista a Michilli e quello che era stato pensato come uno scambio di informazioni, si è trasformato in un viaggio all’interno di una interessante figura di intellettuale; è da qui che è nata l’idea del libro.
Nei giorni trascorsi insieme tra aneddoti simpatici, pranzi condivisi, appunti scarabocchiati su poco attendibili tovaglie di carta di un ristorante, si è parlato di scrittura etica, della produzione artistica dell’autore, del fratello, il poeta Giampiero Neri, di corsi di scrittura e della loro maggiore o minore validità, della differenza tra scrittore e narratore e della scrittura come scoperta di sé. L’immagine che ne viene fuori è quella di un uomo pacato, intelligente, ironico e amichevole, con un profondissimo amore per i libri. Dice Michilli che la sua biblioteca contava quarantacinquemila volumi. Pontiggia sapeva benissimo che non sarebbe riuscito a leggerli tutti, ma il suo desiderio quasi famelico di conoscenza lo portava a comprare quanti più libri possibile, perché convinto che l’universo fosse racchiuso nelle pagine scritte. Al contrario suo fratello era per una biblioteca più selettiva.
L’etica è uno degli elementi cardine e distintivi della scrittura di Pontiggia. Aveva un profondo rispetto nei confronti del lettore e tale rispetto si manifestava in una letteratura reale e sincera: scrivendo, l’autore andava alla ricerca di se stesso e ricercando nel mistero del proprio io, si metteva a nudo davanti al lettore. Come in uno scambio di doni, sia autore che lettore uscivano profondamente arricchiti dal processo di scrittura-lettura di un testo. “Il problema non è quello che si legge, ma quello che uno diventa dopo aver letto”, insegnava Pontiggia.
“Nati due volte” è considerato uno dei suoi libri più alti non tanto a livello letterario quanto sul piano etico. “L’etica è il fondamento dell’estetica”, amava sottolineare l’autore.
Pur essendo stato uno dei pionieri dei corsi di scrittura, Giuseppe Pontiggia non risparmiava le sue critiche nei confronti di quei corsi che promettono di diventare scrittori. I suoi erano più che altro corsi di lettura, mirati a sviluppare la personale potenzialità dei partecipanti.
In occasione dell’uscita di “La grande sera”, nel 1989, Pontiggia ha rilasciato una dichiarazione nella quale diceva che la linea da lui seguita come scrittore era quella della leggibilità, accettando la sfida di trovare un punto di incontro tra chiarezza ed enigmaticità, semplicità e complessità, linguaggio diretto e linguaggio allusivo, significante e significato.
La presentazione del libro “La chiarezza enigmatica”, tenutasi venerdì 16 aprile presso la Biblioteca G. Lesca di San Benedetto, ha aperto la XII Settimana della Cultura, una dieci-giorni all’insegna dell’arte in tutte le sue manifestazioni, voluta dal Ministero per i Beni Culturali e alla quale per la prima volta ha aderito anche la città di San Benedetto. La presentazione è stata condotta da Lucilio Santoni che “ha rubato” il mestiere a Simone Gambacorta, intervistandolo sul suo libro.
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