Santini vs. Troli: poetici emuli di Cassius Clay e George Foreman
Scritto da Simona del Gran Mastro il 29 aprile 2010
“Il match è solo la lunga attesa prima dell’abbraccio finale tra i due pugili”
(da “Il combattimento” di Norman Mailer)
Gilberto Santini e Gino Troli come Cassius Clay e George Foreman. Ritorno dei Match Poetici a Grottammare: si è cantato di amore, politica, satanismo, inconoscibile e realtà.
Viene citato Mailer a conclusione del secondo incontro dei Match Poetici, tenutosi lunedì 26 aprile presso la Biblioteca Rivosecchi di Grottammare e che ha visto scontrarsi Gilberto Santini e Gino Troli. Il pubblico, dopo aver espresso la propria preferenza, ha decretato vincitore Troli per 17 a 13.
Il gong è suonato intorno alle 22.00. Si sono alternati tre round di botta e risposta tra i contendenti, a cui è seguita la votazione e un quarto round finale per il solo vincitore. Il testa o croce ha lasciato iniziare Troli che ha subito attaccato con un diretto sinistro, presentando al pubblico un Leopardi inedito. “Dio delle tenebre” è un inno, molto probabilmente del ’33, che non fa parte dei “Canti”. Si allontana dall’immaginario leopardiano del Pessimismo storico per identificarsi al Decadentismo baudelairiano. Un inno satanico in cui il male è la sola forza possibile, una visione antideista che acquista senso in un mondo senza senso.
Santini schiva e risponde con tre lettere d’amore. Nella prima, la realtà si fa poesia: è la lettera che chiude “Kaddish” di Allen Ginsberg e che l’autore scrive alla madre Naomi, affetta da demenza senile, ormai giunta all’ultimo stadio della sua vita. Nella seconda, la realtà è poesia: si tratta di una delle ultime lettere che Aldo Moro ha scritto alla moglie Eleonora prima che venisse ucciso e in cui l’ex Presidente del Consiglio, consapevole della prossima fine, chiedeva all’amata di mantenere unito il nido familiare. La terza lettera è scritta da Mariangela Gualtieri ed è poesia pura, un grido straziante di richiesta d’amore e di accettazione.
Dopo la finta di “Io non vorrei crepare” di Boris Vian, Troli assesta un montante con un testo di Gramsci. Anche stavolta un Gramsci atipico, satirico, che in “Piove governo ladro!”, con una sottile ironia accusa il Governo di allora e i cattolici di imposizioni reverenziali contro il libero pensiero e l’indipendenza.
Santini si riallaccia all’incomprensione dell’inconoscibile di Gramsci per introdurre “Teorema” e “Pilade” di Pasolini. Gnostico per eccellenza e innamorato della realtà, in “Teorema” Pasolini afferma che l’inconoscibile porta alla deriva delle cose. Incarnazione di un esistenzialismo moderno, lo scrittore non riesce ad amare il mondo poiché se ne sente escluso, ma ne ha, tuttavia, una struggente nostalgia.
Siamo all’ultimo round: al binomio Cohen-Pessoa di Troli, Santini risponde con Todorov. Il tema che lega le scelte dei due contendenti è lo stesso: l’amore, ma, mentre in Cohen e Pessoa il sentimento è rivolto a una persona, in Todorov si parla di amore verso la letteratura che è più densa ed eloquente della vita quotidiana e mezzo che rende il mondo reale più ricco di significato e più bello.
Dopo che il pubblico ha espresso il suo giudizio e decretato il vincitore, le note finali sono lasciate ai versi di Baudelaire con due poesie, una dedicata al porto e l’altra alla nave.
Prossimo appuntamento con i Match poetici sarà lunedì 10 maggio, quando si affronteranno Giarmando Dimarti e Allì Caracciolo.
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