Piergiorgio Odifreddi: ragione, rivoluzione, rinnovamento
Scritto da Simona del Gran Mastro il 4 maggio 2010
Simone Jacca intervista Piergiorgio Odifreddi per Lucidamente, rivista mensile online
Per il suo numero di maggio, Lucidamente, rivista mensile online di cultura ed etica civile, nata nel 2006 grazie al contributo della inEdition Editrice di Bologna, ha riservato la rubrica “Sotto i riflettori” a Piergiorgio Odifreddi.
Piergiorgio Odifreddi è un matematico specializzato in logica e ricercatore nell’ambito della teoria della calcolabilità. Autore di numerosi saggi che spaziano dalla filosofia alla politica, dalla scienza alla religione, vuole dimostrare la pervasività della cultura scientifica in quella umanistica. Da uomo di scienza, è convinto che “la vera religione è la matematica, il resto è superstizione”.
Intervistato da Simone Jacca, Odifreddi ha espresso il suo punto di vista sul momento storico presente.
Facile da supporre, le domande dell’intervistatore hanno riguardato soprattutto la politica, argomento up-to-date di giornali e televisione da un po’ di tempo a questa parte.
Jacca ha chiesto a Odifreddi il rapporto, se esiste, tra politica e matematica. Pur apparentemente schiava dei numeri, la visione politica italiana, ha commentato Odifreddi, “è assolutamente priva di qualsiasi elemento matematico”. Gli Stati Uniti, a differenza dell’Italia, hanno un team di esperti che studia alcune parti della matematica direttamente connesse con la politica, come ad esempio la “teoria dei giochi” che calcola razionalmente quali sono le strategie ottimali in situazioni di opposizione e cooperazione.
All’impegnativa domanda: “Qual è il cambiamento più urgente di cui abbiamo bisogno in questo secolo per migliorare la nostra politeia”, Odifreddi risponde suggerendo di partire proprio dalle basi e mettendo in discussione la parola “democrazia”. “La democrazia, così come la concepiamo noi, è assolutamente anacronistica e datata”, dice. “Si tratta di un sistema progettato nel Settecento che ormai non è più adatto. I tempi sono cambiati, tutto è più veloce”.
Nel 2007 Piergiorgio Odifreddi è entrato a far parte del Partito Democratico, l’ha abbandonato l’anno dopo, nel 2008, per alcune divergenze di opinione, per poi rientrarvi di nuovo, temporaneamente, nel 2009. Simone Jacca ha manifestato il suo interesse nei confronti dello stato di salute del PD. Odifreddi ha sottolineato la “cattolicità” del partito, che, in contrasto con la sua radicata laicità ne ha causato l’allontanamento. Ha inoltre aggiunto che “per essere eletti bisogna comportarsi in un certo modo, parlare in un certo modo, e proprio questo è uno dei principali limiti del Partito Democratico”.
L’intervista si è conclusa parlando di Darwin, di evoluzione e rivoluzione. A Jacca che gli chiedeva se il principio di Lavoisier del “nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma” dovesse essere sostituito dal principio di “rivoluzione” in una società ormai alla sua deriva, Odifreddi risponde di credere alla teoria evoluzionista darwiniana trapiantata in ambito sociale: “così come per la natura, anche nella società ci sono periodi di tranquillità e di condivisione in cui si effettuano cambiamenti graduali, contrattuali, ma quando poi si accumulano le differenze c’è bisogno di un cambiamento radicale, di una rivoluzione. In Italia spesso siamo stati vicini a concretizzare le rivoluzioni, ma non ci siamo mai riusciti e abbiamo continuato a vivere nei compromessi … Forse perché la rivoluzione non è nella nostra natura”.
In qualità di logico e matematico, il punto di vista di Piergiorgio Odifreddi è comprensibilissimo: la razionalità come strumento per il raggiungimento di un mondo più sensato e di una vita più degna di essere vissuta, ma in una scala di valori in cui la ragione assume il posto d’apice, l’unicità, la diversità, la personalità che ruolo ricoprono? Non tutto può essere calcolato, non tutto ha una logica e non di tutto se ne può cercare una, anche se, per quanto riguarda la politica, forse si potrebbe fare un’eccezione.
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