I giovani intellettuali e la storia: un legame da ricostruire
Scritto da Maria Teresa Rosini il 7 maggio 2010
Intervista a Fabio Monti, uno dei giovani redattori della rivista on line di “poesia e realtà” La Gru. Si tratta di un portale interessante ricco di stimoli di riflessione che dalla poesia spaziano in tutte le direzioni, corredato da un blog in cui vengono segnalate ai lettori iniziative culturali che dalla poesia alla letteratura alla musica, all’arte sollecitano, informano, promuovono la diffusione di idee, riflessioni, proposte.
Esso costituisce un’occasione di partecipazione ad uno spazio collettivo di scambio prezioso in un’epoca in cui imperano la superficialità, la dispersione, la perdita di una dimensione culturale di impegno e condivisione.
Mi ha colpito in modo particolare in questo gruppo di davvero giovani autori, l’interesse e l’impegno dimostrato per il recupero della storia di questo paese e il contributo offerto alla riapertura del dibattito pubblico sulle vicende del passato che ne hanno determinato l’approdo presente e che non possono essere abbandonate ad una ricostruzione sommaria e distorta senza incidere negativamente sul presente dell’identità collettiva, altrimenti condannata allo straniamento e al generale disorientamento di cui siamo già testimoni.
Fabio Monti è stato, a questo proposito, tra i protagonisti della conferenza tenutasi alla Biblioteca provinciale di Storia contemporanea Ugo Toria di Ascoli Piceno dal titolo Il Trentennio italiano da Piazza Fontana alla Loggia P2: una ricerca ancora aperta.
Su questi temi e sull’impegno de La gru in questa direzione abbiamo voluto parlare con lui.
Da cosa è nato il vostro interesse per il recupero della storia in questo paese e come si collega all’inizio dell’attività del vostro portale La Gru? In pratica come e da quando avete maturato l’esigenza di collegare l’impegno poetico e intellettuale ad un impegno civile recuperando una tradizione interrotta dalla fine degli anni 70? Come e in che modo voi avete incontrato gli anni 70 e la storia italiana?
Come sai, La Gru è un portale di poesia e realtà, perché crediamo che la poesia sia e debba essere indissolubilmente legata al dato reale, specialmente in un paese come il nostro che ha dato i natali ai più grandi maestri della poesia civile d’opposizione come Dante, Leopardi e Pasolini: poeti civili, o incivili come dice Gianni D’Elia perché vengono posti al bando dalla città, vengono condannati all’esilio e all’emarginazione.
Come scriveva Leopardi polemizzando con Di Breme e con i fautori della poesia romantica “ la poesia è nata per il commercio con i sensi” e quindi non ha nulla a che vedere con l’astrazione e la metafisica. Per questo il nostro impegno come rivista poetica non poteva non nascere da un’analisi della realtà sociale, politica, economica e culturale che ci troviamo a vivere in questo inizio di millennio. Confrontando poi l’Italia di questi ultimi anni con la situazione degli anni ’70 non abbiamo potuto non prendere atto degli sconvolgimenti e delle rivoluzioni culturali che sono avvenuti in questo ultimo trentennio, e cioè che in definitiva quella” mutazione antropologica” così minuziosamente e lucidamente annunciata da Pasolini si è, oggi, definitivamente compiuta.
E così ci siamo ritrovati a studiare gli anni ’70: per cercare di comprendere a pieno le cause e i motivi che ci hanno condotto a questo momento storico così drammatico e per ritrovare negli anni del piombo e delle stragi di stato i segnali inquietanti di un potere eversivo e anti-democratico che ha continuato indisturbato a tessere le sue trame e a mietere le sue vittime anche durante il passaggio dalla Prima alla Seconda Repubblica.
“Chi controlla il passato controlla il futuro; chi controlla il presente controlla il passato” (George Orwell) Mi sembra che questa frase riassuma bene la necessità per le giovani generazioni di affrontare lo studio e la conoscenza del passato recente di questa nazione per trarne strumenti di lettura di un presente mai così nebuloso e confuso, e appaia, potremo dire, profetica circa l’attuale discussione riguardo l’uso pubblico della storia.
Ma, così mi sembra, nelle giovani generazioni, l’interesse verso le vicende tormentate degli ultimi decenni della nostra storia sia limitato a pochi “avamposti” e che in generale vi sia una sostanziale ignoranza rinvenibile nelle interviste che talvolta alcuni giornali riportano e che sembrano confermare una macroscopica distorsione temporale e concettuale nella lettura degli anni 70 e di quello che ne è seguito. La vostra iniziativa ( Calpestare l’oblio) mi sembra assolutamente utile allo scopo, ma, al di là del clamore suscitato, potrebbe essere destinata all’oblio essa stessa. Avete altre iniziativi in cantiere?
Purtroppo è innegabilmente vero che le giovani generazioni sono, generalmente, poco attente e appassionate allo studio della storia e delle discipline umanistiche. Ma anche questo è soltanto un riflesso di una politica volta negli ultimi venti-trenta anni a scardinare totalmente il sistema scolastico con una serie di attacchi francamente inaccettabili, e, più in generale, ad anestetizzare il senso civico dei cittadini grazie alla costante rimozione della cultura dall’immaginario collettivo dell’Italia contemporanea. Tutto ciò non è avvenuto per caso, ma è stato sapientemente progettato e realizzato da quelle forze anti-democratiche cui facevo riferimento prima che hanno, in questo modo, costruito la società dell’oblio e della dimenticanza, dell’assenza della storia e dell’annullamento persino dei valori più elementari e basilari della nostra repubblica.
Tuttavia, crediamo non sia giusto né opportuno abbandonarsi al pessimismo: girando per l’Italia abbiamo avuto modo di conoscere tantissimi ragazzi e ragazze che non intendono arrendersi al vuoto che dilaga dalle televisioni e dai media.
L’iniziativa “Calpestare l’oblio” lanciata dalla Gru (antologia di poeti contro l’assenza di valori e la rimozione storica, le cui finalità credo siano esplicitate ottimamente fin dal titolo) rientra nell’esigenza di dare voce a chi è stato costretto all’afasia nell’ultimo ventennio, e rispecchia soprattutto il tentativo di (ri)costruire una poesia di opposizione e un’opposizione poetica al potere alienante e inumano (appunto perché privo di una cultura e di una tradizione umanistiche) che ci troviamo purtroppo a combattere, certi della forza inestinguibile del verso poetico, forza che ci è testimoniata dal grande seguito che le nostre iniziative riscuotono.
Ma, certamente, questa è solo la prima di una serie di iniziative che, pur nella povertà di mezzi che contraddistingue il nostro lavoro, tenteremo prossimamente di realizzare.
Secondo voi, nei giovani della vostra generazione e delle successive, in che misura è diffuso l’interesse per la storia e il passato, in che misura la percezione del passato influenza scelte, opinioni, e incide nell’orientare il presente?
Ho in parte già risposto a questa domanda; vorrei però aggiungere se posso, che la situazione si va sempre più deteriorando, nel senso che scorgo con grande preoccupazione un ulteriore impoverimento culturale e un accrescimento dell’abulia e di un atteggiamento di passività nei confronti della vita da parte di coloro che hanno oggi 18-20 anni e che considero un po’ come i miei fratelli minori. Ma certo la responsabilità non può essere addossata a loro. Come possiamo pretendere infatti che ci sia coscienza civica da parte dei giovanissimi se la scuola italiana e, più in generale, l’intera società ha rimosso totalmente questi valori?
Le lotte scolastiche che io e i miei coetanei abbiamo condotto negli anni passati intendevano proprio riaffermare la dignità e insieme la centralità del sistema scuola in qualsiasi società che abbia la pretesa di definirsi democratica.
Purtroppo ha prevalso la linea della Moratti e di altri della “scuola delle tre I: internet, inglese e impresa” E le discipline umane? E la cultura letteraria? E la poesia? Quand’ è che la scuola affronterà seriamente queste tematiche?
Se pensi che l’attuale ministro dell’istruzione intende indebolire l’insegnamento di una materia fondamentale come il latino nelle scuole superiori ti rendi conto perfettamente di come esista una progettualità politica volta a privare i giovanissimi degli strumenti di base per la costruzione di un pensiero autonomo ed indipendente, con la naturale conseguenza di una progressiva apatia che è la cifra che caratterizza le nuovissime generazioni.
Il tema centrale di Calpestare l’oblio è il rapporto tra arte, cultura e impegno militante degli intellettuali. Sembra che ormai da un po’ cultura sia rientrata nelle polverose stanze deputate e che il problema della storia, della relazione di significato che lega il presente al passato, sia valutata con noia e discredito.
Tutto è concentrato in un presente vuoto di memoria in ansiosa rincorsa di un futuro inteso nei suoi termini meramente tecnologici, in cui l’umanità sembra disperdere ogni valore etico, politico, culturale in una ricerca di immagine, efficienza e profitto. Credi sia un’analisi esageratamente pessimista? Possono la scuola e le istituzioni deputate alla formazione delle giovani generazioni avere un ruolo nel risvegliare giovani sonnolenti, annoiati e sfiduciati ad una nuova stagione di impegno e consapevolezza? Se no quale potrebbe essere l’alternativa?
La scuola, come dicevo prima, ha e deve avere, un ruolo di primissimo piano nella formazione del senso civico dei cittadini del futuro; purtroppo la crisi che il sistema scolastico attraversa getta nella rassegnazione anche quei tantissimi e bravissimi insegnanti che vorrebbero svolgere al meglio la loro delicatissima funzione di educatori e pedagoghi. Ma certo la crisi della scuola è il sintomo di una crisi generale della società italiana che tende sempre più verso una inquietante analfabetizzazione dei cittadini ( gli spettacoli televisivi sono, in questo senso, emblematici). D’altra parte però, la rivoluzione di Internet ha reso molto più semplice ed economica l’informazione e il reperimento di testi e di opere d’arte.
Si tratta allora di riflettere a fondo su quali possano essere i modi migliori per fornire ai giovani gli strumenti culturali per poter sviluppare il proprio senso civico e la propria individuale personalità. Al di là delle innegabili e principali responsabilità delle istituzioni e della politica, credo che la pratica dell’auto-organizzazione e dell’assunzione diretta di responsabilità siano le strade migliori e da perseguire assolutamente, anche perché, vedo molti ragazzi e ragazze tra coloro che sono per esempio appassionati di politica, che corrono il rischio di farsi strumentalizzare persino dai loro colleghi di partito più anziani per il semplice fatto di affacciarsi alla vita partitica senza la minima palestra politica alle spalle.
Mi sembra importante il problema del linguaggio e della comunicazione. Spesso la sensazione che si ricava nel discorso pubblico è quello di una babele in cui contesti, idee, significati si disperdono in una generale incomprensibilità e incapacità di scambiare davvero significati coerenti. Come parlare e farsi capire ( il problema della sinistra italiana in questo senso è significativo) spezzando l’odiosa abitudine di sovrapporre, intrecciare, mescolare verità o pseudo verità e menzogne con lo scopo di ingannare e non con quello di chiarire e portare alla consapevolezza comune dati di realtà?
Hai colto perfettamente il nocciolo del problema; la babele di cui parli mi fa venire in mente che l’avventura de La Gru è nata sulle ceneri di una rivistina giovanile che si chiamava appunto “La biblioteca di Babele” a testimonianza del fatto che siamo ben consapevoli della centralità del problema del linguaggio nell’odierna società dell’immagine e dello “spettacolarità generalizzata” tanto per citare Debord ( la cui lettura mi permetto di consigliare a tutti).
Ma se i significati si dissolvono in un calderone di inutilità e assenza di logica, l’unica risposta positiva in tal senso può venire appunto da una riscoperta della lingua poetica intesa come logos e fonte di conoscenza, come crocevia delle culture e agorà della discussione e del dialogo tra gli abitanti della polis universale. Mi torna in mente il monito urlato da Nanni Moretti in Palombella rossa:” Le parole sono importanti. Chi parla male, pensa male e vive male!” Ecco: la poesia serve a questo: a parlare bene, cioè a pensare bene, e quindi, in definitiva, a vivere bene.
Per quanto riguarda invece il discorso sulla sinistra mi permetto di far notare che in quel caso l’assenza di un linguaggio chiaro riflette perfettamente la mancanza di una parvenza di progettualità politica. Dai tempi di Berlinguer e dell’eurocomunismo il Pci e i partiti nati dalla sua dissoluzione non sono mai stati capaci di elaborare una strategia unitaria e alternativa rispetto a quella del blocco conservatore. Eppure le parole ci sono, semplici e chiare: difesa dei diritti civili, tutela delle libertà fondamentali, giustizia ed equità sociale.
Libertà, giustizia. Le nostre parole di sempre. Possibile che sia così difficile pronunciarle?
L’ Italia appare sempre più un paese diviso in due. E’ una divisione che si trascina e si rinnova nel mutare dei contesti, dal dopoguerra : siamo una nazione in cui istanze diverse e spesso opposte non hanno mai trovato il modo di incontrarsi e cercare una strada comune, un bene comune. Ti riconosci in quest’analisi e nutri speranza e fiducia che questo prima o poi possa avvenire?
Devo premettere che non sono le divisioni e le spaccature a spaventarmi: mi spaventa molto di più l’omologazione, il trionfo del pensiero unico, l’impossibilità di distinguere la”destra” dalla “sinistra”. Come diceva Machiavelli nel Discorso sopra la prima Deca di Tito Livio, le lotte e le tensioni civili e sociali possono portare linfa e prosperità all’intera comunità a patto che siano sempre condotte all’insegna della non violenza e del rispetto democratico e civile.
Ma per rispondere alla tua domanda vorrei ricordare che la nostra repubblica è stata sempre capace di dare una risposta unitaria ai momenti di emergenza: penso alla grande svolta di Togliatti e a coloro che riuscirono a mettere da parte i dissidi e le lacerazioni interne al CLN proseguendo in maniera unitaria la lotta antifascista e la costruzione dell’ordinamento repubblicano; oppure al tentativo di compromesso storico e alla risposta forte dello stato contro il terrorismo alla fine degli anni ’70.
Il problema semmai è che oggi in Italia si è verificato un pauroso sbilanciamento del baricentro politico verso destra che rende, non solo impossibile, ma addirittura non auspicabile, un dialogo riformista tra le due parti.
Quali sono le figure, gli intellettuali del passato a cui vi sentite più vicini e che, secondo voi, possono costituire ancora dei riferimenti utili al presente?
Ho già anticipato che i nostri punti di riferimento imprescindibili sono Dante, Leopardi, e Pasolini. Sinceramente mi è difficile indicarti qualcuno più “contemporaneo” di loro.
Poi, è ovvio, ognuno di noi, all’interno della redazione, segue percorsi differenti, ha diverse inclinazioni e ti potrebbe fare i nomi più disparati in svariati ambiti disciplinari, dalla filosofia alla poesia, dalla pittura al cinema, dalla musica al teatro. Anche per quanto riguarda il sottoscritto un’ eventuale lista di nomi sarebbe lunghissima e comunque non esaustiva.
Mi limiterò allora a ricordare, anche perché vedo negli ultimi tempi un inquietante riemergere di gruppi neofascisti, l’opera di un intellettuale sopraffino come Antonio Gramsci; e poi Gobetti, e Amendola, e i tantissimi intellettuali che come loro dovettero pagare con il proprio sangue e sulla propria pelle il prezzo salato della libertà.
Sono assolutamente convinto che per costruire una repubblica migliore dobbiamo ripartire da loro.
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