Robertomaria Siena, scrittore e critico d’arte
Scritto da Maria Lenti il 25 maggio 2010
Di Robertomaria Siena sta per uscire, per le edizioni Marte (Colonnella, Teramo), “Il ritorno degli dei”, un studio sugli artisti Paolo Consorti, Leonardo Caboni e Tommaso Didimo.
Autore di poesie (Ampullae è del 2008), di aforismi (Frammenti del Disàngelo, 2009), Robertomaria Siena ha una ricca bibliografia sull’arte contemporanea, fatta di monografie e di riflessioni teoriche e filosofiche sull’arte in sé, sui movimenti del Novecento.
Docente dell’accademia di belle arti di Macerata e da alcuni decenni a quella di Roma, ha avuto ed ha individuato allievi che hanno trovato una loro strada di artisti. Tra questi, Paolo Consorti, studente a Macerata, è uno dei maggiori artisti e incisori contemporanei; Leonardo Caboni, allievo a Roma tra gli anni ottanta e novanta del secolo scorso, ha al suo attivo mostre e consensi critici; Tommaso Didimo è un giovane di sicuro talento che dall’astratto sta passando al figurativo.
E proprio quest’ultimo è stato protagonista, insieme a Ilaria Bragalone, Giorgio Dante, a Luciano Rignanese, di una recente mostra alla Galleria “Vittoria” di via Margutta, intitolata “Nel cerchio di Bosch”: nel “principio di piacere”, del Bosch paradisiaco non infernale, l’elemento basilare della ricerca dei quattro artisti che si muovono all’interno della regalità della pittura..
Un piacere vòlto a salvare, dunque, non a dannare (se così posso esprimermi, volendo evitare tuttavia ogni moralismo codino). Il piacere <<della bellezza come evento assoluto e sovrumano>> (Ilaria Bragalone, Giorgio Dante) – il virgolettato è ripreso dal dépliant firmato da Siena -, il piacere come <<splendore, lusso e volontà di imporsi alla nostra anima assetata di meraviglioso>> (Tommaso Didimo), il piacere quasi <<contemplazione erotica>> in Luciano Rignanese.
Il piacere, dunque, che <<si accompagna all’intelligenza e (che) si presenta come del tutto ostile alla volgarità e alla miseria morale e psicologica. I nostri pittori considerano così l’arte come la “riserva aurea” dell’umanità. Basterà questa “riserva” a salvarci dall’orrore che ci assale da ogni parte? Non lo sappiamo e non lo sanno gli artisti. La ricerca, per loro, è “premio a se stessa”; pertanto vanno avanti accumulando opere capaci di rendere noi a noi stessi quali “sognatori definitivi”, per dirla con l’indimenticabile espressione di André Breton.>>
Definitivamente sognatori, in noi il sogno, di fronte alle opere esposte, continua.
2 commenti
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Ricambio il saluto qui. Ci rivediamo presto?
ricordando una tua presentazione ,ci fu una citazione che mi colpi’ particolarmente “la tranquillita’ è una disonestà dell’anima”.ricordi? mi farebbe piacere salutarti.pino