I Manichini di Nani
Scritto da Maria Lenti il 29 giugno 2010
Nel Palazzo delle Esposizioni di via Nazionale di Roma Alessandro Marcucci Pinoli, Nani per gli amici, espone i suoi Manichini, a cominciare dalla scala di accesso per completare anzi forse per iniziare il loro “cammino”, fissati anche in altre modalità figurative, nel rondò del piano terra.
“Manichini come metafore dell’esistenza”, titola Armando Ginesi, per il quale <<l’umanità che i suoi (di Nani, ndr) manichini plastici offrono è il campione di un processo di omologazione al quale essa sembra inevitabilmente sottoposta>>.
Rosso fuoco (e uno giallo, uno bianco, un altro nero), nudi, con i bulbi oculari bianchi, uno simile all’altro, indifferenziati entro la Gabbia, in cui si finisce inevitabilmente prigionieri o incatenati, più che nella Turba, cioè nella massa indifferenziata, uniti insieme, nei diversi tre colori, a significare, appunto, una uguale vita e sorte in Umanità. Quindi due Manichini, uno in salita l’altro già con le spalle verso terra e le braccia che tentano un appiglio, nei due versanti di una scala a libretto dal significativo titolo: C’è chi scende e c’è chi sale.
E, di profilo, sul bordo-limite di grandi pannelli monocromi, manichini sembrano entrare nello spazio della vita: se a segnarla o a farsene segnare resta tutto da astrarre, da affidare alle soggettiva ambiguità del vivere.
Ci sono, inoltre, tre pannelli fotografici, Le tre età dell’umanità, diretti, più scoperti nel senso: una lunga strada, ariosa e lumeggiata, ossia la giovinezza; un’altra più carica e riempita di scuro a metà, la maturità; l’ultima, la vecchiaia, una sorta di galleria il cui foro è luce, forse, della vita che continua nell’altra vita. (La fede, per Nani, è salda e salvatrice).
Vita che si fa e che si determina, esistenza che ti fa e ti determina. Ma l’una e l’altra hanno la condizione del “ma” teso a scalfire la negatività.
Inquietanti nella loro uniformità, replicanti nella postura, i Manichini suscitano interrogativi più che ancorare certezze, contraltare, in parte, all’assunto dei pensieri poetici di Nani tesi, nel catalogo, ad affermare, a fermare in parole, il ricordo o il presente, il desiderio o il sogno.
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